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per la nuova zona due di Milano citta'
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diretto dal Parlamento
DEVOLUTION:
L'TALIA ALLO SFASCIO
Il
Senato deve esaminare, ed approvare, la Legge Finanziaria 2003-2005 entro
Natale. Oltre 7.000 sono le proposte di modifica (emendamenti) presentati
dai senatori di maggioranza e approvazione. Da domani, la Commissione
Bilancio, di cui faccio parte, si riunisce mattina, pomeriggio e sera,
perché deve esprimere il parere (con un voto), su ogni emendamento entro
il 10 dicembre, quando inizia l'esame in Aula.
Contemporaneamente
decine sono le proposte di legge ed i decreti legge - discussi e votati -
dalle Commissioni e quindi pronti per l'esame e voto da parte
dell'Aula. Essi vanno dal Disegno di Legge - del Ministro La Loggia -
sull'attuazione della riforma federalista del Capo V della Costituzione,
alla Legge delega sul lavoro - del Ministro Maroni - in discussione da un
anno; al Collegato fiscale, per giungere fino ai decreti sul terremoto in
Molise, sulla sicurezza negli aeroporti. Ma questa mattina, martedì 26 novembre, all'inizio della seduta (mentre i lavoratori della FIAT
manifestano a Piazza Navona), su proposta di un senatore di Forza Italia,
l'ordine del giorno viene cambiato - si rinvia l'esame delle proposte di
legge, anche di quelle sulle quali da un anno si è innescato uno scontro
nel Paese, per esaminare il Disegno di Legge costituzionale di Bossi
"Modifica dell'articolo 117 della Costituzione", la
cosiddetta "DEVOLUTION".
Una
proposta di modifica costituzionale che, fra l'altro, non ha nemmeno
completato l'esame in Commissione Affari Costituzionali, ma che la
maggioranza impone di esaminare.
Non
era mai successo, negli ultimi cinquant'anni, che, durante l'esame della
Legge Finanziaria, si imponesse di discutere una modifica costituzionale,
per di più rinviando l'esame ed approvazione della legge attuativa della
Riforma sul Federalismo - confermata dal referendum dello scorso anno - .
Ma così, è stata ridotta l'attività parlamentare, del centrodestra.
Ma
quali sono i motivi di tanta fretta,
fino a sconvolgere i lavori parlamentari? Quali sono i contenuti di
questa modifica dell'art. 117 della Costituzione?
Ritengo
che la cosa migliore per rendere chiara comprensibile a tutti l'obiettivo,
della cosiddetta "Devolution", sia quella di riprodurre il testo
integrale della proposta Bossi, che si dovrebbe inserire dopo l'articolo
117 della Costituzione che recita: "Le regioni attivano la competenza legislativa esclusiva per le
seguenti materie:
a)
assistenza e organizzazione sanitaria;
b)
organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di
formazione;
c)
definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di
interesse specifico della Regione;
d)
polizia locale".
Questo
significa che, ogni Regione, con proprie leggi esclusive, decide - quando
vuole - come deve essere la SANITA', la SCUOLA, la POLIZIA, e come
finanziarle. In altre parole si andrebbe allo sfascio dell'Italia e dei
diritti sociali di cittadinanza fondamentali quali l'istruzione, la tutela
della salute e della sicurezza dei cittadini.
Se
pagassero questo tipo di norme costituzionali gli italiani non avrebbero
più il diritto ad un'istruzione al tutele sanitarie, ed a norme di
sicurezza essenziali - come stabilito dalla Costituzione - eguali in tutta
Italia, così come faticosamente - con tante lotte e sacrifici - si è
conquistato nell'arco di oltre un secolo dopo l'unità d'Italia.
Infatti,
la norma, proposta da Bossi e approvata dal Governo, che cambia la
Costituzione stabilisce che su scuola, sanità e polizia, "la
potestà" (il potere) di fare le leggi è esclusivo delle Regioni.
Quindi,
il Parlamento nazionale non potrà più nemmeno definire con una
legge nazionale quali sono i livelli minimi che lo Stato deve garantire ad
ogni cittadino, su materie fondamentali, quali l'istruzione, la tutela
della salute, la sicurezza.
Per
non parlare delle conseguenze sul piano delle entrate dello Stato e degli
Enti locali (con la fine della solidarietà), poiché ogni Regione decide
per conto proprio e quando lo ritiene, quale tipo di sistema scolastico,
sanitario e forza di polizia adottare, quali livelli garantire ai
cittadini della Regione e come finanziarli.
Quindi
se fosse approvata una tale proposta si porterebbe l'Italia - la
Repubblica Italiana fondata sul lavoro - allo sfascio, a partire dal venir
meno di essenziali diritti di cittadinanza.
Basti
pensare, per fare un esempio, che la legge di riforma scolastica del
Ministro Moratti - approvata dal Senato nelle scorse settimane, ed ora
all'esame della Camera dei Deputati - non sarebbe più valida, poiché
ogni Regione - quando lo deciderà - si darà un proprio sistema
scolastico.
Mi
rendo conto, mentre scrivo, che le materie trattate, in discussione in
Parlamento, alle volte sono di difficile comprensione. Ma è necessario
approfondirle, fin d'ora in un dialogo continuo, poiché se il
centrodestra cambierà la Costituzione - come indicato da Bossi e
approvato dal Governo - sarà inevitabile promuovere un referendum - come
quello svoltosi lo scorso anno -, ma in questo caso abrogativo, per
cancellare dalla Costituzione tali norme.
Operiamo
e siamo per l'attuazione del federalismo solidale, come fissato dal Capo V
della Costituzione ed approvato dai cittadini, ci batteremo contro lo
"sfascio" della Repubblica Italiana, dei diritti di cittadinanza
e dello stato sociale universale.
Per
questo, contemporaneamente, in queste settimane svilupperemo l'iniziativa
per modificare la Legge Finanziaria del 2003, affinchè la stessa sia
rigorosa, coperta finanziariamente, corrisponda ai bisogni dei cittadini
ed al rilancio dello sviluppo economico del Paese, per far superare la
crisi che lo sta attraversando come emerge dall'iceberg della crisi Fiat.
Martesanadue
– dicembre 2002
ARROGANZA
E DISPREZZO PER IL PARLAMENTO
Mai
era successo che, con una maggioranza parlamentare così numerosa come
quella attuale del centrodestra (100 deputati in più alla Camera e 50 in
più al Senato), si ricorresse ai “pianisti” (così sono chiamati
quelli che votano per sé e per gli altri in Parlamento) per approvare le
leggi. Come, vergognosamente, è accaduto in Senato per l’approvazione
della legge “sul legittimo sospetto”, la cosiddetta Cirami, e la
televisione ha mostrato ai cittadini.
Sempre
più spesso i cittadini increduli mi fermano e, scandalizzati, mi
domandano: “Cosa sta succedendo in Parlamento?” “Cosa fate, per
porre fine a questa vergogna?”
E’
dall’inizio della Legislatura – dopo la vittoria del centrodestra –
che illustro e denuncio il grave atteggiamento che mantiene la maggioranza
(il cosiddetto “Condominio delle libertà”) in Parlamento sia quando
approva “leggi vergogna”, come il “falso in bilancio”, i
“condoni”, che quando approva – prive delle necessarie coperture
finanziarie – le leggi economiche, con finanziamenti “una tantum”.
Istruttivo,
a questo riguardo, è quanto accaduto in queste ultime settimane in Senato
e alla Camera. Nella fretta di approvare la “legge Cirami” ad personam
– per fermare e trasferire da Milano, il processo per corruzione che
vede imputato Previti – si è scritto un testo “con un errore
tecnico”, tanto da proporre una correzione in Senato. Ma, sulla proposta
di modifica, il centrodestra non ha voluto confrontarsi con i senatori del
centrosinistra, in Commissione Giustizia, imponendo il passaggio
direttamente in aula.
In
aula, forte della loro maggioranza hanno respinto, votazione dopo
votazione, tutte le proposte di modifica che aveva avanzato il
centrosinistra.
All’emendamento
proposto dal centrodestra, per modificare l’errore apportato alla
Camera, i senatori del Polo avevano già fatto la dichiarazione di voto a
favore, il senatore Ayala – dell’Ulivo – chiede chiarimenti. A
questo punto la replica si può leggere dal resoconto stenografico.
“Il
Presidente – sen. Marcello Pera – Senatore Ayala, la ringrazio, il suo
intervento è stato veramente opportuno. … poiché … vorrei richiamare
la vostra attenzione sul fatto che rimangono nel testo delle imprecisioni
lessicali. Ora è vero che questo disegno di legge è un po’
perseguitato da imprecisioni di tale natura, però vorrei evitare che ad
imprecisioni si aggiungano imprecisioni lessicali. Perciò riformulerei le
parole …“si applicano”, con “si applica” e le parole
“l’articolo 303” con le altre “sono sospesi i termini di cui
all’articolo 303”. Ovviamente mantenendo il riferimento al comma 1”.
Questa
poi è stata la modifica (la correzione) votata e approvata. Ma se non
fosse intervenuto il Presidente del Senato, anziché la correzione
all’errore apportato dalla Camera si sarebbero aggiunti due altri
errori, si usava il plurale invece del singolare (l’imputato), e si
sospendeva l’intero articolo del Codice penale, e non i soli termini.
Quanto
sopra riportato – più delle mie parole – indica con quale disprezzo
(anche a riguardo della lingua italiana e della declinazione dei verbi) si
comporta la maggioranza di centrodestra.
Un
atteggiamento, altrettanto arrogante, hanno assunto i deputati della
maggioranza della Commissione Bilancio della Camera. A fronte delle
critiche che sono state formulate da tutte le parti sociali (Confindustria,
Confcommercio, sindacato, Comuni, Regioni, ecc) e dalle forze politiche,
invece che esaminare seriamente le proposte di modifica avanzate dal
centrosinistra, hanno imposto la conclusione dell’esame in poche ore. In
questo modo si è voluto impedire, attraverso un serio confronto di
approvare in Commissione, come è avvenuto per le società sportive
dilettantistiche, modifiche proposte dal centrosinistra o concordate.
Questo
arrogante atteggiamento di governo e centrodestra ha determinato
l’abbandono dei lavori della Commissione Bilancio da parte di tutti i
deputati del centrosinistra.
Ora
l’esame della Legge Finanziaria 2003-5 passa all’aula di Montecitorio.
Ma tutto diventa più difficile.
Una
finanziaria sbagliata, non rilancia l’economia, colpisce lo stato
sociale dalla scuola alla sanità, taglia i trasferimenti agli Enti
locali, blocca la realizzazione delle norme sul Federalismo fiscale.
Ci
attendono due mesi – novembre e dicembre – molto difficili poiché, la
destra è sempre più arrogante, ma occorre cambiare la Legge Finanziaria,
altrimenti, il Paese viene travolto dalla crisi – come dimostrano le
scelte che la FIAT vuole imporre, con il taglio di migliaia di posti di
lavoro-.
Le
manifestazioni, promosse da l’Ulivo, che sabato 16 novembre si terranno
a Milano e Bari, per cambiare la Legge finanziaria, la politica sociale e
lo sviluppo del mezzogiorno del governo, rappresentano la saldatura fra
l’iniziativa in Parlamento e la mobilitazione dei cittadini.
MartesanaDue
- novembre 2002
COLLEGATO 848: DESTRUTTURAZIONE DEI
DIRITTI E DEL MERCATO DEL LAVORO.
CRISI ALLA FIAT: MIGLIAIA DI ESUBERI
Benchè
fossimo solo alla ripresa postferiale
- ed i senatori del centrodestra
non potevano essere stanchi -,
per ben 29 volte, in soli tre giorni, è mancato il numero legale
in Senato. Questo mentre si discuteva il disegno di legge collegato al
lavoro - n. 848 - malgrado il centrodestra
abbia una maggioranza di oltre 50 senatori. Questo fatto la dice
lunga circa la tensione e l'impegno, in materia di
lavoro, da parte dei parlamentari di centrodestra.
Infatti,
solo il 25 settembre, dopo
quasi un anno dalla sua presentazione da parte del Governo, il Senato
ha approvato la "legge delega sul lavoro" che in questi
giorni ha iniziato l'esame in Commissione Lavoro alla Camera
dei Deputati.
Si
tratta della proposta di legge del Governo Berlusconi che ha espresso,
l'attacco ai diritti dei lavoratori e
che tanti conflitti e lacerazioni ha determinato nel corpo sociale
del Paese, invece di affrontare i problemi della innovazione tecnologica e
produttiva che sono la causa della crisi.
Ma
il testo approvato dal Senato, riguarda solo alcuni degli
articoli della proposta originaria
del Governo, in quantoche una parte, quella relativa all'articolo 18 dello
Statuto dei lavoratori, alla riforma degli ammortizzatori sociali, ed
altri aspetti, sono stati
stralciati e ora costituiscono la proposta di legge del Governo n. 848 bis
che non ha ancora avviato l'esame in Commissione Lavoro del Senato.
Questo dato - di per sé -, unitamente alle 29 mancanze di numero
legale, dimostra come Governo e centrodestra, mentre continuano a ripetere
di ritenere urgenti i
problemi del lavoro, di fatto si preoccupano
innanzitutto e danno urgenza, invece, alle "leggi
vergogna" quali: "legittimo sospetto", "falso in
bilancio" ecc..
Dalla
lettura dei 7 articoli, definiti dal Senato,
anche se in parte modificati, grazie all'azione ed iniziativa dei
senatori del centrosinistra in Commissione Lavoro, comunque
si può cogliere l'attacco che con essi viene portato ai diritti
sociali dei lavoratori. In
sintesi, le norme di questa legge contengono 6 deleghe al Governo per
ridefinire, riscrivendo le normative in vigore, nonché altre deleghe per
la successiva correzione e ulteriori deleghe al Governo per scrivere dei
Testi Unici entro due anni (entro il 2006 il Governo, con le deleghe, può
riscrivere tutta la normativa sul mercato e i diritti del lavoro).
In
tal modo il Governo ha nelle proprie mani gli strumenti per destrutturare
i diritti e il mercato del lavoro in particolare per quanto riguarda:
1)
La modifica del collocamento - art. 1 - : estensione del ruolo dei
privati, la precarizzazione con la "somministrazione di
manodopera", "trasferimento d'impresa" senza autonomia
funzionale;
2)
la revisione - art. 2 - della formazione professionale, con la
"sostituzione" della formazione attraverso
"l'addestramento", cioè si lavora invece che studiare;
3)
il peggioramento delle norme sul
lavoro a tempo parziale (il
part-time); - art. 3 -, che può essere prolungato con molte ore di
straordinario (di fatto diventa orario normale);
4)
la delega sul lavoro
- art. 4 - a chiamata, è
quello coordinato - Co.Co.Co., ecc.;
5)
la certificazione - art. 5 - della tipologia del lavoro;
6)
che le normative riguardano solo il lavoro privato - art. 6 -,
non il pubblico impiego. Quindi si regredisce rispetto al processo
di unificazione della normativa per tutto il lavoro dipendente sia esso
privato che pubblico.
Inoltre,
il Governo ed il centrodestra, hanno
respinto alcune importanti proposte presentate da senatori del
centrosinistra, fra le quali, quelle riguardanti le norme sulle RSU,
la democrazia sindacale nella contrattazione; la sicurezza sul
lavoro ed altri.
Particolarmente
grave, riteniamo, la dichiarazione prima del voto, a nome del Governo, del
Sottosegretario Sacconi sulla Rappresentanza sindacale e la
contrattazione. Esso ha negato che
debbano esistere norme di legge in materia, questo oltre tutto malgrado la
positiva esperienza di questi cinque anni - dopo l'adozione di una
apposita legge - nel "pubblico impiego". Ora si sta cercando di
modificare queste norme durante l'esame in corso alla Camera dei Deputati.
Il
Governo continua nell'attacco ai diritti dei lavoratori mentre non ha
fatto, e non sta facendo nulla
per affrontare i problemi veri dell'economia del Paese: dell'innovazione,
della ricerca, delle nuove produzioni, come è drammaticamente dimostrato
dalla crisi della Fiat - la più grande azienda italiana -:
si parla di 7-10 mila lavoratori in esubero.
L'irresponsabilità
dell'atteggiamento del Governo sulla situazione economica del Paese, è
dimostrata dalle nuove
modifiche apportate e approvate, l'8 ottobre,
al documento di programmazione economica e finanziaria. Esso
prevedeva, nel luglio 2001, che il prodotto interno (PIL)
nel 2002 sarebbe aumentato del 3,1%; in aprile, del 2002, lo ha abbassato al più 2,3%, nel luglio del 2002 a più
1,3%; ieri allo 0,6%. Dopo l'apertura della crisi Fiat, probabilmente, a
fine anno, non è detto che ci
troveremo di fronte allo
"zero virgola niente per
cento"!
Non
è certamente un caso, che in queste settimane, le diverse parti
economiche e sociali, insorgono contro la Finanziaria, ma di essa
parleremo nel prossimo numero.
MartesanaDue
- ottobre 2002

STASI
PRODUTTIVA DISAVANZO A 34 MILIARDI SALE L’INFLAZIONE AL 2,4%
L’attività
parlamentare è ripresa, dopo la pausa estiva, e si trova ad affrontare
tre pesanti novità:
la stasi produttiva (su base annua l'aumento è inferiore allo
0,80%); il disavanzo dello stato ha superato i 34 miliardi di Euro (oltre
65 mila miliardi di lire); mentre i prezzi continuano ad aumentare e
l’inflazione media ha raggiunto un + 2,4%. Dati che dimostrano che le
cifre contenute nel DPEF presentato dal Ministro Tremonti (documento di
programmazione economica 2003-2006, approvato a luglio), meno di due mesi
fa, erano
semplicemente false. Infatti, nel DPEF si prevedeva una inflazione
all’1,4% e il deficit di poco superiore ai 10 miliardi di euro.
Il
centrodestra, il Governo, stanno riportando il Paese al passato – al
grande deficit – ed intendono farlo pagare ai lavoratori, sul piano del
minor potere d’acquisto dei salari e stipendi, perché i rinnovi
contrattuali dovrebbero essere rivalutati solo dell’1,4 % , cifra
notevolmente inferiore all’inflazione reale.
E
con questo preoccupante andamento dell’economia, la Camera dei Deputati,
anziché occuparsi di definire le strategie di sviluppo
economico-produttive, di rendere più efficiente lo stato sociale, viene
costretta, da questo Governo, ad occuparsi di “leggi vergogna” che
riguardano il Cavaliere e i suoi amici. Cioè dare priorità alle leggi
sul “legittimo sospetto” (cioè le leggi “ad personam” che
riguardano i processi di Berlusconi e Previti) e delle “norme
farsa” come quelle contenute nella legge del Governo sul conflitto
d’intereressi, perché – tanto per fare un esempio – questa
legge, renderebbe incompatibile, con responsabilità di governo, Galliani
perché presidente del Milan, ma non Berlusconi che ne è il padrone, come
di Mediaset e di tante altre cose.
Contro
queste leggi, ed altre, ci siamo battuti in Senato fino al 2 agosto,
quando il Governo – perché aveva fretta di andare in ferie – ha posto
la fiducia per fare approvare la “privatizzazione del CONI” (come per
i beni culturali) ed altre misure. Come la cosiddetta legge Cirami, che
consente a Berlusconi e soci di chiedere il trasferimento dei processi da
Milano ad altre sedi, elevando la possibilità della prescrizione dei
reati. Ora queste leggi sono all’esame della Camera dei deputati.
Mentre
per il Senato, arriva in aula la legge delega sul lavoro, quella che mette
in discussione i diritti dei lavoratori, a partire dalle modifiche
dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori sulla giusta causa nei
licenziamenti.
Inoltre
c’è chi pensa, come il ministro Sirchia, di smantellare la sanità
pubblica, e riportarci indietro, ritornando alle Mutue, oppure come
Tremonti di smantellare il sistema pensionistico, tagliando i contributi
previdenziali. E l'anno scolastico è iniziato nella confusione grazie
alla Ministra Moratti.
Come
è evidente siamo ad un passaggio difficile per la difesa dei diritti
affinché siano garantiti i diritti previsti dalla Costituzione, quali la
tutela della salute, una vecchiaia serena, l’istruzione per tutti.
Come
abbiamo fatto negli scorsi mesi, opereremo con l’apporto attivo di tutti
per sviluppare nel Paese un grande movimento che difenda questi sacrosanti
diritti e rapporteremo la nostra iniziativa parlamentare con
l’iniziativa dei lavoratori e dei cittadini.
MartesanaDue
- settembre 2002
BENI CULTURALI A RISCHIO, CONFLITTO
D'INTERESSI, IMMIGRAZIONE
Ogni
giorno, il Governo Berlusconi, se ne inventa una e mette in pericolo un pezzo pregiato del nostro Paese.
L'ultima,
in ordine di tempo, è il decreto legge "salva
decifit" (per coprire il "buco", creato da Tremonti),
approvato dai Senatori del centrodestra, con il quale fra una molteplicità
di misure, vengono costituite due nuove società: la "Infrastrutture S.p.A." e la "Patrimonio S.p.A.".
Attraverso le stesse il
governo intende finanziare la realizzazione delle opere pubbliche (quelle
illustrate con pennarello e
carte geografiche, da Berlusconi in tv): si torna al passato alla vecchia
Gepi.
In
altre parole hanno inventato la "Patrimonio
S.p.A." ; alla quale trasferire tutti i beni dello Stato: dal
Colosseo alle spiagge, dalla Fontana di Trevi, dal Castello Sforzesco, ai
fiumi, i beni demaniali. Cioè i beni patrimoniali, la ricchezza, di tutti
gli italiani, per un valore di circa 2 milioni di Euro (pari a 4 milioni
di miliardi di vecchie lire), vengono trasferiti a questa Società per
azioni che, su decisione del solo Ministro Tremonti (il nuovo Re
Sole) può trasferirli alla "Infrastrutture
S.p.A.", la quale - a sua volta - può costituire "società
miste con privati". In altre parole vendere ai privati beni
dello Stato (artistici, demaniali, culturali, ecc.) per pagare, con i
ricavati, opere infrastrutturali, e così mascherare il "deficit" ulteriore che si può determinare nel bilancio
dello Stato.
Settimane
di confronto, ampia documentazione, argomentate analisi, molteplici
proposte di modifica avanzate del centro sinistra tutte respinte da
Governo e centro destra. Sordi anche alle proteste del mondo della
cultura, dai comuni, e persino dal Sottosegretario On. Sgarbi che, per
questo, è stato cacciato dal governo.
Il
Presidente della Repubblica Ciampi - a fronte dei contenuti della legge -
ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi con la quale
ha richiesto al Governo di adottare provvedimenti affinché:
1)
"il conto consuntivo,
economico e patrimoniale della Patrimonio dello Stato S.p.A. venga
allegato annualmente al rendiconto generale dello Stato … e la Corte dei
Conti riferisca al Parlamento sullo stesso … ";
2)
"il CIPE valuti le scelte dei beni … con il rigoroso rispetto dei
valori che attengono alle finalità dei beni pubblici, alla luce dei
principi costituzionali che riguardano la tutela dei predetti beni
culturali ed ambientali, che costituiscono identità e patrimonio comune
di tutto il Paese …;
3)
"il Governo traduca
tempestivamente in disposizioni operative … le esigenze di assicurare
particolari garanzie per la gestione di tutti i beni di interesse
culturale e ambientale …".
Quanto
proposta dal Presidente Ciampi, è stato tradotto - dai senatori
dell'Ulivo - in emendamento alla Legge sulle infrastrutture, ma il governo
unitamente alla destra si è opposto all'approvazione anche della stessa,
quindi ostinatamente hanno respinto anche la richiesta di Ciampi, mettendo
così a rischio il patrimonio artistico che costituisce l'identità
culturale del nostro Paese e dell'Europa.
Questo,
più di ogni nostro commento, la dice lunga su quale senso dello Stato
hanno coloro che oggi governano l'Italia.
Analogo
atteggiamento di chiusura, governo e centro destra, continuano da
settimane ad avere nel confronto in corso sul conflitto d'interessi. Siamo
all'assurdo: le modifiche introdotte in Senato, dalla destra, peggiorano
il contenuto della legge, approvata dalla Camera. Infatti, ora sono
incompatibili - perché portatori di conflitto di interesse - le persone
con responsabilità di dirigente d'azienda se diventano - Consigliere
comunale, provinciale, regionale, Deputato, Senatore o Ministro - ma non
lo è se si è proprietari della stessa azienda. Ad esempio,
come ho sottolineato nel mio intervento in Aula, è incompatibile
al ruolo di Ministro un dirigente di Mediaset ma non il padrone della
stessa, cioè Silvio Berlusconi, che è solamente Presidente del Consiglio
e Ministro degli Esteri.
Ma
questo atteggiamento - poiché discutiamo più leggi contemporaneamente -
lo hanno sulla Legge relative all'immigrazione, come sul lavoro. Da un
lato vogliono imporre agli immigrati la rilevazione delle impronte
digitali, ma contemporaneamente, respingono l'emendamento di regolarizzare
quelli che lavorano nelle fabbriche ma in nero (lavoro irregolare), perché
così continuano a guadagnarci
i datori di lavoro!
Come
non bastasse, hanno fatto finta di stralciare dalla "legge-delega
sul lavoro" l'art. 18 - giusta causa nei licenziamenti - ma, nei
fatti, hanno costruito una legge parallela che contiene 4 articoli:
modifica all'art. 18, riforma degli ammortizzatori sociali, arbitrato
obbligatorio, certificazione dei contratti.
Se
non è zuppa è pan bagnato. Poiché abbinano la riforma degli
ammortizzatori sociali con la rimessa in discussione della giusta causa
nei licenziamenti: dalla padella alla brace.
Pur tra molte difficoltà, la disinformazione televisiva, la
battaglia parlamentare per la tutela dei diritti degli italiani, e la
salvaguardia del patrimonio del nostro Paese continua.
Come
è evidente, da quanto sopra, si
tratta di un'estate veramente
calda, quella che stiamo vivendo in Parlamento, non tanto o solo per il
clima afoso.
MartesanaDue
- luglio/agosto 2002

VOTI
DI FIDUCIA: PER COLPIRE I DIRITTI
DEI
LAVORATORI E L'AUTONOMIA DEI COMUNI
Il
Governo Berlusconi, nei primi 10 mesi di vita, ha usato ben 4 volte la
richiesta di "voto di fiducia",
quale strumento di pressione e vincolo nei confronti dei parlamentari del
centrodestra, per imporre l'approvazione di leggi che colpiscono i diritti
dei lavoratori, l'autonomia dei comuni in materia di opere pubbliche, e
delle regioni sulla sanità.
Questi
i precedenti:
3
AGOSTO 2001, SENATO: voto di fiducia, sulla "legge Lunardi", una
delega al governo riguardante le opere
pubbliche, con la quale si sottrae i poteri dei comuni in materia
urbanistica e ambientale, relativamente alle grandi opere pubbliche, sul
loro territorio;
25
OTTOBRE 2001, CAMERA: voto di fiducia, sul decreto legge relativo
all'introduzione dell'euro, nel quale però il governo ha inserito lo
"scudo fiscale", con
un condono per coloro che hanno
esportato illegalmente i capitali all'estero e li fanno rientrare in
Italia;
15
NOVEMBRE 2000, CAMERA: voto di fiducia, sul decreto riguardante la
spesa sanitaria, con il quale si introducono limitazioni all'autonomia
delle regioni, si va alla reintroduzione dei ticket e si escludono, dai
LEA, le visite medico sportive;
17
APRILE 2000, CAMERA: voto di fiducia, per nuovamente approvare, attraverso
un decreto legge la proroga dello "scudo
fiscale" e sul "lavoro
nero"; e, attraverso un emendamento, portare un nuovo attacco ai
diritti dei lavoratori e nuovi condoni alle imprese, che hanno violato le
leggi (questo, a sole 24 ore dallo sciopero generale).
Infatti,
con questa norma introdotta di soppiatto, si stabilisce che alle aziende
che concordando con il Sindaco (che, oltretutto, non è materia di sua
competenza) l'emersione dal “lavoro
nero”, si cancellano l'evasione fiscale, previdenziale, contrattuale
ed anche le violazioni urbanistico-edilizie, contemporaneamente, si
prevede la non applicazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori
(salvo l'art. 18) ed i contratti di lavoro per i successivi tre anni.
Non
solo, ma i lavoratori dovranno sottoscrivere una dichiarazione di
conciliazione, con la quale rinunciano a richiedere i loro diritti
(salario, contributi, ecc.) per il passato. In altre parole, tutto
condonato a chi, violando le leggi ha costruito abusivamente
un’azienda ed ha fatto “lavorare
in nero”, realizzando una concorrenza sleale, agli altri
imprenditori; mentre ai lavoratori si impone di rinunciare a tutto e
pagarsi i pregressi contributi per la pensione, nonché, per tre anni,
essere privati dalla tutela dei loro diritti.
Al
di là di quel che si dice e si cerca di far credere i dati, resi
pubblici, in questi giorni dall’INPS indicano che, nel 2001, è nella
Regione Lombardia che gli Ispettori dell'INPS hanno trovato la più alta
quota di aziende con lavoratori irregolari. Questo sulle 78.254 imprese
trovate irregolari con 122.126 lavoratori in nero, e un’evasione di 750 milioni di Euro di contributi
previdenziali.
Non
solo la Lombardia ha, anche, un altro primato: è la Regione con la
maggior quota di capitali, irregolarmente portati all’estero e che sono
rientrati usando lo “scudo
fiscale” – l’altro punto del decreto approvato -. Infatti, dei
9.535 miliardi di Euro rientrati, fino a febbraio (la quota maggiore
dalla Svizzera), dopo che erano stati riciclati o esportati illegalmente,
ben il 70% dei rimpatri è in Lombardia.
Questi
dati, più e meglio delle nostre parole, indicano a favore di chi sono le
leggi, le misure e la politica del governo Berlusconi e della destra!
Ma
un altro esempio, rende ancor più eloquente questa politica. In
Commissione Lavoro del Senato, su proposta dei senatori della destra e con
l’appoggio del governo, è stato approvato un emendamento, all’art. 1
della Delega sul lavoro, con il quale si modifica la legge che regola gli
appalti pubblici. In particolare, con esso,
si sopprime l’obbligo - nelle le gare d’appalto – per le
aziende vincitrici, di rispettare i contratti di lavoro, le norme
previdenziali e sulla sicurezza del lavoro.
Anche
in questo caso, è bene sempre ricordarlo, la Lombardia è la regione
d'Italia con la più alta quota di infortuni sul lavoro (sono 900.000
all’anno in Italia) e di quelli mortali. Non solo, in Lombardia gli
infortuni sul lavoro sono percentualmente più del doppio di quelli che
accadono in Germania.
Benché
Berlusconi, insultando chi lavora, abbia affermato che i milioni di
italiani che, si sono fermati il 16 aprile, non sanno perché scioperano,
i lavoratori conoscono per esperienza diretta, sulla propria pelle, i
fatti sopra riportati ed il carattere demolitorio dei diritti dei
lavoratori e dello stato sociale, contenuti nelle deleghe del governo. Per
questo hanno scioperato compatti e manifestato unitariamente in tutta
Italia.
La
loro determinazione e combattività, che abbiamo colto partecipando ai
cortei e manifestazioni, ci aiuta nel nostro operare, in Parlamento, nella
difficile battaglia che si sta conducendo, da parte dei parlamentari del
centrosinistra in sintonia coi lavoratori, per difendere lo Statuto dei
lavoratori ed estendere le tutele ed i diritti, da esso previsti, ai nuovi
lavori, ai giovani a partire dai cosiddetti collaboratori
continuativi, lavori atipici.
MartesanaDue
- maggio 2002

MILIONI
MANIFESTANO PACIFICAMENTE PER LE VIE DI ROMA
IL
GOVERNO CONTINUA A RICHIEDERE DELEGHE ANTISOCIALI
Il
Senato ha ripreso i suoi lavori, il 26 marzo, con una discussione - posta
in apertura di seduta di ai rappresentanti dei gruppi Parlamentari del
centro sinistra – sulle gravi, ripetute ed irresponsabili
dichiarazioni dei Ministri Bossi, Martino e del Sottosegretario
Sacconi, che hanno giudicato "antidemocratica
e collaterale al terrorismo" la piu' grande, imponente e pacifica manifestazione di milioni
di italiani – nonni, padri, figli e nipoti – dell'Italia democratica,
svoltasi a Roma, contro le politiche antisociali del governo Berlusconi
– Bossi – Fini.
Sono
state, queste, ore di
sofferenza, per chi scrive, a fronte dell'atteggiamento irresponsabile di
componenti del governo e della maggioranza di centro destra i quali,
invece di rivedere le loro proposte, che mettono in discussione
le conquiste di decenni di lotta e gli assi portanti del diritto
del lavoro e dello stato sociale, tentano di mascherare questo loro
comportamento accusando l'opposizione e le manifestazioni sindacali di
essere la causa degli attentati terroristici.
Mai
– nei trascorsi cinquantasette anni dalla riconquista della democrazia,
con la lotta partigiana e la liberazione dal nazifascismo – si era
giunti ad un simile ed irresponsabile atteggiamento di delegittimazione
del ruolo e funzione democratica e di rappresentanza sociale del sindacato
e della protesta del mondo del lavoro.
Un'offesa
questa, anche alla memoria
dei caduti – o colpiti – dalla ferocia e barbarie delle Brigate Rosse.
Penso in particolare a coloro che, per anni,
ho frequentato e con i quali ho operato (nelle mie varie
responsabilita' in Cgil, al Ministero del Lavoro, in Parlamento): da Guido
Rossa a Gino Giugni, Ezio Tarantelli, Roberto Ruffilli, Massimo D'Antona e
Marco Biagi.
Quale
abisso, passa,
fra la sincerita' dei rapporti, l'umana solidarieta' che si leggeva
nel viso e nei colloqui che, ognuno dei partecipanti, ha vissuto durante
la manifestazione, di sabato 23 marzo, lungo le vie di Roma e
nell'Anfiteatro del Circo Massimo, rispetto all'ipocrisia delle parole e
atteggiamenti di vari rappresentanti del centro destra nell'Aula
parlamentare. La mia sofferenza e' comune
a quella dei molti militanti e dirigenti politico – sindacali,
che da decenni e decenni da un lato,
promuovono l'azione e l'iniziativa per l'emancipazione e
il riscatto del lavoro, da sanzionarsi in diritti sociali come
diritti di cittadinanza, e
dall'altro conducono, contemporaneamente, la lotta al terrorismo e alla violenza, consapevoli che essi
sono i nemici, in primo luogo, del lavoro e della democrazia.
Quanto
sopra rende piu' chiaro, a
tutti, perche', con questo governo sia cosi' difficile, per il movimento
sindacale, avviare una trattativa che porti a migliorare le condizioni di
lavoro e di tutela dei diritti dei lavoratori e non a cancellare le
conquiste degli ultimi trent'anni.
E'
in questo contesto che, contemporaneamente, il Governo continua
imperterrito sulla strada di esautoramento del Parlamento dalla sua
fondamentale competenza – quella legislativa – attraverso
l'inserimento di "deleghe al Governo " nelle piu' svariate leggi che giungono all'esame del
Parlamento.
Ad
esempio, mentre scriviamo, all'esame dell'Aula del Senato vi sono quattro
provvedimenti: tre decreti legge, ed una proposta di legge con inserite
varie "deleghe al Governo"
SEMPLIFICAZIONE
AMMINISTRATIVA: Si
tratta della legge che – annualmente – provvede alla semplificazione
amministrativa con l'obiettivo di sburocratizzare le Pubbliche
Amministrazioni e rendere meno difficili i rapporti, ed il disbrigo delle
pratiche, dei cittadini nei Comuni, Provincie, Regioni e Stato.
Il
Governo, con la solita "furbata"
ha inserito, all'articolo
3, una "delega a se
stesso" per ridefinire un "testo
unico in materia di sicurezza sul lavoro".
Come ogni elettore, ben comprende, una materia – quella delle
problematiche della sicurezza sul lavoro – che
nulla ha che vedere con la semplificazione amministrativa.
Ma
il Governo – la maggioranza di destra – fa il solito colpo
di mano, intende
depenalizzare il non rispetto, la violazione, delle regole sulla sicurezza
del lavoro che oltre tutto sono la causa, ogni anno, di oltre novecento
mila infortuni sul lavoro, circa duemila dei quali mortali, e quarantamila
che determinano un'invalidita' permanente.
Il
Governo, la destra, fa tutto questo senza aver nemmeno sentito,
preventivamente, il sindacato, l'Anmil
(l'organizzazione degli invalidi sul lavoro), e l'Inail. Nonche',
hanno respinto l'emendamento, presentato dai senatori del centro sinistra,
con il quale si ponevano dei punti fermi in materia di sicurezza del
lavoro e di responsabilita', anche penale, dei titolari delle imprese.
Ora
la legge passa all'esame della Camera dei Deputati, la lotta per la
sicurezza del lavoro continua.
LAVORO
NERO, SCUDO FISCALE: Il
Governo, dopo che negli scorsi mesi aveva respinto ogni proposta
migliorativa, avanzata dai parlamentari dell'opposizione, a sei mesi
dall'approvazione della legge sullo scudo fiscale (rientro dei capitali
illecitamente portati all'estero) e sull'emersione del lavoro nero, con un
decreto propone una proroga (con tanti condoni per coloro che si comportano scorrettamente, evadono il fisco,
non rispettano i contratti di lavoro, e cosi' via).
La
cosa piu' scandalosa, in particolare per il lavoro sommerso, e' il
fallimento delle misure adottate dal Governo – su direttiva della
Confindustria -. Infatti, su oltre cinque milione di lavoratori in
"nero" che lavorano alle dipendenze di centinaia di migliaia di
aziende, hanno fatto la domanda per la regolarizzazione – in questi sei
mesi – solo 143 aziende che
occupano 432 lavoratori. E pensare che il Ministro Tremonti, durante la
discussione della legge lo scorso ottobre, affermo' che in sei mesi
sarebbero emersi dal lavoro nero e irregolare fra i novecento
mila e il milione di lavoratori.
Ma
malgrado cio', hanno tentato attraverso il relatore, di introdurre anche,
in questo decreto legge di proroga, una
modifica all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sulla giusta causa
nei licenziamenti.
La
manifestazione di sabato li ha consigliati a ritirarlo.
Propongono
pero' di inserire, attraverso un altro emendamento,
una norma che affida ai Sindaci il compito di accogliere le domande
di emersione dal nero con contemporaneo condono – per le aziende – di
tutte le violazioni di legge (edilizie, ambientali, sicurezza del
lavoro, fiscali, contributive, ecc.), mentre i lavoratori devono
sottoscrivere un atto di conciliazione che prevede la rinuncia ad ogni
richiesta riguardante il non rispetto della retribuzione, dei contratti,
della previdenza e cosi' via. Ogni commento ci sembra superfluo, poiche'
ognuno e' in grado di valutare la gravita' dei comportamenti di questo
Governo – Berlusconi, Bossi, Fini, e della maggioranza di centro
destra nei confronti dei piu' deboli, dei lavoratori, in primo luogo di
quelli non tutelati.
Martesanadue,
aprile 2002

LEGGE FARSA SUL CONFLITTO D'INTERESSI
PROSEGUE L'ATTACCO AI DIRITTI SOCIALI
Mentre
scriviamo queste note prosegue, sia alla Camera dei Deputati ed al Senato,
un ampio confronto fra centrosinistra e centrodestra su un insieme di
leggi delega, che colpiscono i diritti sociali e del lavoro dei cittadini
e la "legge farsa" sul conflitto d'interessi.
Come
abbiamo gia' avuto occasione di sottolineare, i cittadini non vengono
correttamente informati, dai media, sui reali e complessi contenuti di
questa marea di deleghe al Governo. Un mondo di legiferare, imposto dal
Governo e dalla destra che, oltre a esautorare il Parlamento della sua
principale funzione, porta
anche ad approvare leggi con errori. Basti pensare che quella "sull'emersione
del lavoro nero", in 6 mesi,
e' gia' stata modificata e corretta 4 volte.
Tentiamo
di dare, in sintesi, un quadro complessivo alla luce dei confronti e novita' del mese di febbraio.
- LEGGI DELEGA: mentre nel Paese si sviluppano scioperi,
proteste per modificarle esse
da 9 sono
diventate 11, poiche' a quelle su: lavoro, previdenza, fisco,
ambiente, imprese, ricerca, infrastrutture, pubblica amministrazione,
agricoltura ed Enti locali, il Governo ha aggiunto quelle sulla scuola e
sanita'. Una valanga di norme, riguardanti - come si rileva dai soli
titoli - i principi fondanti dell'insieme dei diritti civili, sociali e
del lavoro, che si delega il Governo a cambiare a suon di Decreti
legislativi, successive
modifiche e "testi unici".
L'esame
delle varie proposte di legge e' ancora nelle Commissioni, ad eccezione di
quella sull'ambiente che approvata dalla Camera e ora in Commissione al
Senato.
Per
cambiarle radicalmente - cancellando, stralciando gli aspetti piu'
negativi, come quelli sui licenziamenti e la previdenza - sono stati
presentati migliaia di emendamenti in Parlamento, mentre in tutta Italia
si sciopera e il 23 marzo si manifesta a Roma.
- LEGGE COMUNITARIA 2001: dopo mesi di confronti, e ben 4 passaggi fra Camera e Senato, e'
stata definitivamente approvata la legge "comunitaria
2001" che in 56 articoli ha recepito altrettante direttive della
Comunita' Europea. In questo
modo, l'insieme di queste norme europee sono diventate leggi anche per l'Italia. Molteplici sono le materie
trattate, fra le tante anche la regolazione - fra le parti sociali - degli
orari e delle prestazioni del
par-time.
- IMMIGRAZIONE: dopo un confronto durato due
settimane, in Aula al Senato, la maggioranza di centrodestra ha approvato
una proposta di legge governativa (Bossi-Fini) sull'immigrazione che
contiene norme "razziste" e l'uso improprio della Marina
militare, contro le navi che portano immigrati clandestini. La destra ha
respinto le centinaia di proposte di modifica presentate dai senatori del
centrosinistra, da quella riguardante l'ospitalita' per cura
dei bambini di Cernobyl, a quella sul "diritto
di voto nelle elezioni comunali" per gli immigrati in regola e
residenti in Italia da almeno 5 anni.
L'unico
cambiamento introdotto riguarda la possibilita' di regolarizzare gli
immigrati che "lavorano in nero" presso le famiglie per assistere
anziani, disabili non
autosufficienti e le colf.
- SCUDO FISCALE: il Governo, con un Decreto, ha prorogato la
possibilita' di riportare in Italia i capitali dall'estero, versando una
tassa del 2,5%, estendendo vergognosamente il condono, di fatto, anche ad
altri reati oltre all'evasione fiscale.
- DEMANIO: e' stata approvato, ed ora e' legge, un
emendamento proposto dai senatori al Decreto legge, sulle accise sui
prodotti petroliferi, che cancella il condono sugli abusi edilizi attuati
sui terreni di proprieta' del Demanio. Una vergogna che il centrodestra
aveva inserito, lo scorso dicembre, nella legge Finanziaria. Esso
prevedeva che chi aveva costruito abusivamente ed illegalmente
degli stabili su terreni di proprieta' del Demanio (lo Stato) come
le spiagge, coste, ecc., non solo venivano condonati i reati, ma gli
stessi potevano anche acquistare, a basso prezzo,
il terreno dal Demanio: in altre parole, chi ha violato
la legge e' condonato e premiato (arricchito).
I
senatori aprirono immediatamente il confronto, chiedendone la sua
soppressione a dicembre, che ora, dopo mesi di battaglia parlamentare, si e'
positivamente conclusa con la norma "in materia di trasferimento dei
beni demaniali" che stabilisce: "L'articolo
71 della Legge 28/12/2001, n. 48, e'
abrogato. Sono privi di effetto tutti gli atti eventualmente adottati in
applicazione dell'art. 71…".
-
CONSIGLIO SUPERIORE DELLA
MAGISTRATURA: i senatori del centrodestra, malgrado la forte
opposizione e controproposte dei parlamentari de L'Ulivo, ha approvato una
proposta di legge (ora all'esame della Camera) che modifica la
composizione del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il C.S.M.,
e' l'organo di autogoverno della Magistratura che ne assicura
l'autonomia. Con questa legge si riduce il numero dei componenti
(rendendone cosi' piu' difficile l'attivita'), le modalita' di elezione e
di funzionamento.
Un
attacco alla Magistratura ed alla sua autonomia ingiustificata. Forti e
giustificati sono state le proteste, a partire da quelle, all'apertura
dell'anno giudiziario.
-
CONFLITTO D'INTERESSI:
contrariamente agli impegni assunti in campagna elettorale dall'On.
Berlusconi, di risolvere, con precise norme e regole, il conflitto
d'interessi entro i primi 100 giorni, ora, alla Camera dei Deputati, si e'
alla proposta di legge Frattini,
una farsa di finte regole.
Dopo
piu' settimane di confronti,
nella Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il
centrodestra, non solo ha respinto tutte le proposte di legge presentate
dall'opposizione (che contenevano norme
simili a quelle in vigore negli USA), ma anche le proposte avanzate dell'ex Presidente della Corte Costituzionale, Prof.
Caianiello.
I
deputati della destra non solo hanno respinto tutte le altre proposte di
legge e gli emendamenti di modifica, alla loro, avanzate proposte
dall'Ulivo. Ma, contemporaneamente ne
hanno avanzato delle loro
peggiorative e nel senso di restringerne
la validita' ai soli
componenti del governo,
escludendo i sindaci e gli amministratori locali.
Una
legge farsa, i "controllati"
nominerebbero loro stessi i "controllori",
non avrebbe nessun effetto su proprieta'
e conflitto d'interessi (basti pensare agli interventi sulle nomine
RAI, da parte di chi e'
proprietario di Mediaset), ma si arriverebbe invece (e' una delle ipotesi)
l'incompatibilita' fra essere Presidente del Consiglio dei Ministri e
contemporaneamente di una squadra di calcio (il Milan), ma non vi e'
conflitto essere proprietari di televisioni, assicurazioni e cosi' via.
A
fronte di tale atteggiamento della destra, i deputati de
L'Ulivo hanno abbandonato - al momento del voto - le Commissioni
parlamentari.
Ora
- mentre terminiamo l'articolo - la legge e' in discussione in Aula a
Montecitorio, la battaglia prosegue, in Parlamento e nel Paese.
La
legalita', la definizione ed il rispetto delle regole, e' il presupposto e
la base della democrazia.
MartesanaDue
- marzo 2002

IL
GOVERNO ATTACCA LAVORO E PREVIDENZA SOCIALE
In
queste prime settimane del 2002, la ripresa dell'attivita' parlamentare e'
segnata dall'esame, in Senato, della legge delega sul lavoro, una delle 7
leggi collegare alla Finanziaria 2002-2004: lavoro, previdenza, fisco,
ambiente, industria, infrastrutture e pubblica amministrazione. I
contenuti di queste leggi, con le numerose, molteplici e ripetute deleghe
al Governo, previste dai vari articoli non sono ancora conosciute non solo
all'opinione pubblica, ma anche dalle forze democratiche e di sinistra.
Questo
metodo di legiferare del centro-destra oltre a essere grave nei suoi
contenuti (rogatorie internazionali, falso in bilancio, "scudo
fiscale", meno tasse per i ricchi
piu' tasse per i deboli, ecc.) svuota il Parlamento di ruolo
attraverso i decreti legge e le leggi delega. Infatti la maggioranza di
centro destra concede al governo la delega per approvare e fare entrare in
vigore leggi sulle quali, come avviene con i decreti legislativi, il
Parlamento puo' esprimere, attraverso le Commissioni, solo pareri
consultivi e non vincolanti. Un modo distorto di intendere le funzioni e
ruoli dei diversi organi costituzionali. Un aspetto estremamente grave, e'
rappresentato poi dalla genericita' delle diverse deleghe rilasciate al
governo per definire nuove normative sui singoli articoli delle leggi
collegate.
Ad
esempio, in quella sul lavoro, l'aspetto grave, e contro il quale si
sciopera, e' quello contenuto nell'art. 10 che rimette in discussione la
giusta causa nei licenziamenti (art. 18 dello statuto dei lavoratori). Ma
questo e' solo un aspetto. Infatti, gia' a partire dal primo articolo, si
prevedono piu' deleghe per demolire la riforma del Collocamento –
approvata 3 anni fa e in fase di attuazione – non solo per favorire il
collocamento privato, eliminare il divieto di intermediazione di
manodopera, ma per giungere al mutamento dei tipi di rapporto di lavoro.
Si
propone "l'autorizzazione (ai privati) alla somministrazione di
manodopera", cioe' si dipende da un'agenzia, ma si va a lavorare e si
viene diretti da un'altra azienda, e non vi e' piu' nemmeno la garanzia
della parita' di trattamenti economici. Si prevede anche che il governo puo'
modificare le norme definite nei contratti nazionali. Cio' in aperta
violazione della Costituzione sul ruolo dei sindacati. Questa norma fa
pendant con quella che prevede la stipula dei contratti da parte di
"associazioni comparativamente rappresentative". Cioe' la
premessa per sanzionare "accordi separati" firmati da
associazioni minoritarie.
Lo
stesso vale per quanto concerne la delega sulla previdenza: un colpo al
cuore del sistema previdenziale pubblico. Quando si prevede di ridurre i
contributi versati dalle aziende del 3-5%, per i nuovi assunti, significa
privare le nuove generazioni di pensioni adeguate. Esse verranno calcolate
con il sistema contributivo, quindi in base ai contributi versati:
conseguentemente molto inferiore al 50%. Contemporaneamente si determinera'
uno squilibrio finanziario degli enti previdenziali, e non vi saranno i
fondi per erogare le attuali pensioni.
Hanno
dunque grande valore le assemblee con sciopero promosse unitariamente dai
sindacati, non solo per organizzare le astensioni dal lavoro con
manifestazioni contro le deleghe governative e per i contratti di lavoro.
Ma per prepararsi a una lotta di lunga durata se il governo non cambia o
non ritira le deleghe: sia nella fase di discussione parlamentare, che in
quella di predisposizione dei decreti legislativi.
Decisivo,
per arrestare questo processo di demolizione dei diritti dei lavoratori e
dello stato sociale, e' il raccordo fra gli scioperi, le lotte sociali
unitarie nel paese e l'iniziativa legislativa in Parlamento.
MartesanaDue
- febbraio 2002
