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Filo diretto dal Parlamento

 

DEVOLUTION: L'TALIA ALLO SFASCIO

Il Senato deve esaminare, ed approvare, la Legge Finanziaria 2003-2005 entro Natale. Oltre 7.000 sono le proposte di modifica (emendamenti) presentati dai senatori di maggioranza e approvazione. Da domani, la Commissione Bilancio, di cui faccio parte, si riunisce mattina, pomeriggio e sera, perché deve esprimere il parere (con un voto), su ogni emendamento entro il 10 dicembre,  quando inizia l'esame in Aula.

Contemporaneamente decine sono le proposte di legge ed i decreti legge - discussi e votati -   dalle Commissioni e quindi pronti per l'esame e voto da parte dell'Aula. Essi vanno dal Disegno di Legge - del Ministro La Loggia - sull'attuazione della riforma federalista del Capo V della Costituzione, alla Legge delega sul lavoro - del Ministro Maroni - in discussione da un anno; al Collegato fiscale, per giungere fino ai decreti sul terremoto in Molise, sulla sicurezza negli aeroporti.  Ma questa mattina, martedì 26 novembre,  all'inizio della seduta (mentre i lavoratori della FIAT manifestano a Piazza Navona), su proposta di un senatore di Forza Italia, l'ordine del giorno viene cambiato - si rinvia l'esame delle proposte di legge, anche di quelle sulle quali da un anno si è innescato uno scontro nel Paese, per esaminare il Disegno di Legge costituzionale di Bossi "Modifica dell'articolo 117 della Costituzione", la cosiddetta "DEVOLUTION".

Una proposta di modifica costituzionale che, fra l'altro, non ha nemmeno completato l'esame in Commissione Affari Costituzionali, ma che la maggioranza impone di esaminare.

Non era mai successo, negli ultimi cinquant'anni, che, durante l'esame della Legge Finanziaria, si imponesse di discutere una modifica costituzionale, per di più rinviando l'esame ed approvazione della legge attuativa della Riforma sul Federalismo - confermata dal referendum dello scorso anno - . Ma così, è stata ridotta l'attività parlamentare, del centrodestra.

Ma quali sono i motivi di tanta fretta,  fino a sconvolgere i lavori parlamentari? Quali sono i contenuti di questa modifica dell'art. 117 della Costituzione?

Ritengo che la cosa migliore per rendere chiara comprensibile a tutti l'obiettivo, della cosiddetta "Devolution", sia quella di riprodurre il testo integrale della proposta Bossi, che si dovrebbe inserire dopo l'articolo 117 della Costituzione che recita: "Le regioni attivano la competenza legislativa esclusiva per le seguenti materie:

a)    assistenza e organizzazione sanitaria;

b)    organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione;

c)     definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione;

d)    polizia locale".

Questo significa che, ogni Regione, con proprie leggi esclusive, decide - quando vuole - come deve essere la SANITA', la SCUOLA, la POLIZIA, e come finanziarle. In altre parole si andrebbe allo sfascio dell'Italia e dei diritti sociali di cittadinanza fondamentali quali l'istruzione, la tutela della salute e della sicurezza dei cittadini.

Se pagassero questo tipo di norme costituzionali gli italiani non avrebbero più il diritto ad un'istruzione al tutele sanitarie, ed a norme di sicurezza essenziali - come stabilito dalla Costituzione - eguali in tutta Italia, così come faticosamente - con tante lotte e sacrifici - si è conquistato nell'arco di oltre un secolo dopo l'unità d'Italia.

Infatti, la norma, proposta da Bossi e approvata dal Governo, che cambia la Costituzione stabilisce che su scuola, sanità e polizia, "la potestà" (il potere) di fare le leggi è esclusivo delle Regioni.

Quindi, il Parlamento nazionale non potrà più nemmeno definire con una legge nazionale quali sono i livelli minimi che lo Stato deve garantire ad ogni cittadino, su materie fondamentali, quali l'istruzione, la tutela della salute, la sicurezza.

Per non parlare delle conseguenze sul piano delle entrate dello Stato e degli Enti locali (con la fine della solidarietà), poiché ogni Regione decide per conto proprio e quando lo ritiene, quale tipo di sistema scolastico, sanitario e forza di polizia adottare, quali livelli garantire ai cittadini della Regione e come finanziarli.

Quindi se fosse approvata una tale proposta si porterebbe l'Italia - la Repubblica Italiana fondata sul lavoro - allo sfascio, a partire dal venir meno di essenziali diritti di cittadinanza.

Basti pensare, per fare un esempio, che la legge di riforma scolastica del Ministro Moratti - approvata dal Senato nelle scorse settimane, ed ora all'esame della Camera dei Deputati - non sarebbe più valida, poiché ogni Regione - quando lo deciderà - si darà un proprio sistema scolastico.

Mi rendo conto, mentre scrivo, che le materie trattate, in discussione in Parlamento, alle volte sono di difficile comprensione. Ma è necessario approfondirle, fin d'ora in un dialogo continuo, poiché se il centrodestra cambierà la Costituzione - come indicato da Bossi e approvato dal Governo - sarà inevitabile promuovere un referendum - come quello svoltosi lo scorso anno -, ma in questo caso abrogativo, per cancellare dalla Costituzione tali norme.

Operiamo e siamo per l'attuazione del federalismo solidale, come fissato dal Capo V della Costituzione ed approvato dai cittadini, ci batteremo contro lo "sfascio" della Repubblica Italiana, dei diritti di cittadinanza e dello stato sociale universale.

Per questo, contemporaneamente, in queste settimane svilupperemo l'iniziativa per modificare la Legge Finanziaria del 2003, affinchè la stessa sia rigorosa, coperta finanziariamente, corrisponda ai bisogni dei cittadini ed al rilancio dello sviluppo economico del Paese, per far superare la crisi che lo sta attraversando come emerge dall'iceberg della crisi Fiat.

Martesanadue – dicembre 2002

 

ARROGANZA E DISPREZZO PER IL PARLAMENTO

Mai era successo che, con una maggioranza parlamentare così numerosa come quella attuale del centrodestra (100 deputati in più alla Camera e 50 in più al Senato), si ricorresse ai “pianisti” (così sono chiamati quelli che votano per sé e per gli altri in Parlamento) per approvare le leggi. Come, vergognosamente, è accaduto in Senato per l’approvazione della legge “sul legittimo sospetto”, la cosiddetta Cirami, e la televisione ha mostrato ai cittadini.

Sempre più spesso i cittadini increduli mi fermano e, scandalizzati, mi domandano: “Cosa sta succedendo in Parlamento?” “Cosa fate, per porre fine a questa vergogna?”

E’ dall’inizio della Legislatura – dopo la vittoria del centrodestra – che illustro e denuncio il grave atteggiamento che mantiene la maggioranza (il cosiddetto “Condominio delle libertà”) in Parlamento sia quando approva “leggi vergogna”, come il “falso in bilancio”, i “condoni”, che quando approva – prive delle necessarie coperture finanziarie – le leggi economiche, con finanziamenti “una tantum”.

Istruttivo, a questo riguardo, è quanto accaduto in queste ultime settimane in Senato e alla Camera. Nella fretta di approvare la “legge Cirami” ad personam – per fermare e trasferire da Milano, il processo per corruzione che vede imputato Previti – si è scritto un testo “con un errore tecnico”, tanto da proporre una correzione in Senato. Ma, sulla proposta di modifica, il centrodestra non ha voluto confrontarsi con i senatori del centrosinistra, in Commissione Giustizia, imponendo il passaggio direttamente in aula.

In aula, forte della loro maggioranza hanno respinto, votazione dopo votazione, tutte le proposte di modifica che aveva avanzato il centrosinistra.

All’emendamento proposto dal centrodestra, per modificare l’errore apportato alla Camera, i senatori del Polo avevano già fatto la dichiarazione di voto a favore, il senatore Ayala – dell’Ulivo – chiede chiarimenti. A questo punto la replica si può leggere dal resoconto stenografico.

“Il Presidente – sen. Marcello Pera – Senatore Ayala, la ringrazio, il suo intervento è stato veramente opportuno. … poiché … vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che rimangono nel testo delle imprecisioni lessicali. Ora è vero che questo disegno di legge è un po’ perseguitato da imprecisioni di tale natura, però vorrei evitare che ad imprecisioni si aggiungano imprecisioni lessicali. Perciò riformulerei le parole …“si applicano”, con “si applica” e le parole “l’articolo 303” con le altre “sono sospesi i termini di cui all’articolo 303”. Ovviamente mantenendo il riferimento al comma 1”.

Questa poi è stata la modifica (la correzione) votata e approvata. Ma se non fosse intervenuto il Presidente del Senato, anziché la correzione all’errore apportato dalla Camera si sarebbero aggiunti due altri errori, si usava il plurale invece del singolare (l’imputato), e si sospendeva l’intero articolo del Codice penale, e non i soli termini.

Quanto sopra riportato – più delle mie parole – indica con quale disprezzo (anche a riguardo della lingua italiana e della declinazione dei verbi) si comporta la maggioranza di centrodestra.

Un atteggiamento, altrettanto arrogante, hanno assunto i deputati della maggioranza della Commissione Bilancio della Camera. A fronte delle critiche che sono state formulate da tutte le parti sociali (Confindustria, Confcommercio, sindacato, Comuni, Regioni, ecc) e dalle forze politiche, invece che esaminare seriamente le proposte di modifica avanzate dal centrosinistra, hanno imposto la conclusione dell’esame in poche ore. In questo modo si è voluto impedire, attraverso un serio confronto di approvare in Commissione, come è avvenuto per le società sportive dilettantistiche, modifiche proposte dal centrosinistra o concordate.

Questo arrogante atteggiamento di governo e centrodestra ha determinato l’abbandono dei lavori della Commissione Bilancio da parte di tutti i deputati del centrosinistra.

Ora l’esame della Legge Finanziaria 2003-5 passa all’aula di Montecitorio. Ma tutto diventa più difficile.

Una finanziaria sbagliata, non rilancia l’economia, colpisce lo stato sociale dalla scuola alla sanità, taglia i trasferimenti agli Enti locali, blocca la realizzazione delle norme sul Federalismo fiscale.

Ci attendono due mesi – novembre e dicembre – molto difficili poiché, la destra è sempre più arrogante, ma occorre cambiare la Legge Finanziaria, altrimenti, il Paese viene travolto dalla crisi – come dimostrano le scelte che la FIAT vuole imporre, con il taglio di migliaia di posti di lavoro-.

Le manifestazioni, promosse da l’Ulivo, che sabato 16 novembre si terranno a Milano e Bari, per cambiare la Legge finanziaria, la politica sociale e lo sviluppo del mezzogiorno del governo, rappresentano la saldatura fra l’iniziativa in Parlamento e la mobilitazione dei cittadini.

 

MartesanaDue - novembre 2002

 

 

 

COLLEGATO 848: DESTRUTTURAZIONE DEI DIRITTI E DEL MERCATO DEL LAVORO. 

CRISI ALLA FIAT: MIGLIAIA DI ESUBERI

Benchè fossimo solo alla ripresa postferiale  - ed i senatori del centrodestra  non potevano essere stanchi -,  per ben 29 volte, in soli tre giorni, è mancato il numero legale in Senato. Questo mentre si discuteva il disegno di legge collegato al lavoro - n. 848 - malgrado il centrodestra  abbia una maggioranza di oltre 50 senatori. Questo fatto la dice lunga circa la tensione e l'impegno, in materia di  lavoro, da parte dei parlamentari di centrodestra.

Infatti, solo il  25 settembre, dopo quasi un anno dalla sua presentazione da parte del Governo, il Senato  ha approvato la "legge delega sul lavoro" che in questi giorni ha iniziato l'esame in Commissione Lavoro alla Camera  dei Deputati.

Si tratta della proposta di legge del Governo Berlusconi che ha espresso,  l'attacco ai diritti dei lavoratori e  che tanti conflitti e lacerazioni ha determinato nel corpo sociale del Paese, invece di affrontare i problemi della innovazione tecnologica e produttiva che sono la causa della crisi.

Ma il testo approvato dal Senato, riguarda solo alcuni degli  articoli della proposta  originaria del Governo, in quantoche una parte, quella relativa all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, alla riforma degli ammortizzatori sociali, ed altri aspetti,  sono stati stralciati e ora costituiscono la proposta di legge del Governo n. 848 bis che non ha ancora avviato l'esame in Commissione Lavoro del Senato.

Questo  dato - di per sé -, unitamente alle 29 mancanze di numero legale, dimostra come Governo e centrodestra, mentre continuano a ripetere di  ritenere urgenti i problemi del lavoro, di fatto si preoccupano  innanzitutto e danno urgenza, invece, alle "leggi vergogna" quali: "legittimo sospetto", "falso in bilancio" ecc..

Dalla lettura dei 7 articoli, definiti dal Senato,  anche se in parte modificati, grazie all'azione ed iniziativa dei senatori del centrosinistra in Commissione Lavoro, comunque   si può cogliere l'attacco che con essi viene portato ai diritti sociali  dei lavoratori. In sintesi, le norme di questa legge contengono 6 deleghe al Governo per ridefinire, riscrivendo le normative in vigore, nonché altre deleghe per la successiva correzione e ulteriori deleghe al Governo per scrivere dei Testi Unici entro due anni (entro il 2006 il Governo, con le deleghe, può riscrivere tutta la normativa sul mercato e i diritti del lavoro).

In tal modo il Governo ha nelle proprie mani gli strumenti per destrutturare i diritti e il mercato del lavoro in particolare per quanto riguarda:

1)     La modifica del collocamento - art. 1 - : estensione del ruolo dei privati, la precarizzazione con la "somministrazione di manodopera", "trasferimento d'impresa" senza autonomia funzionale;

2)     la revisione - art. 2 - della formazione professionale, con la "sostituzione" della formazione attraverso "l'addestramento", cioè si lavora invece che studiare; 

3)     il peggioramento delle norme sul  lavoro a tempo parziale  (il part-time); - art. 3 -, che può essere prolungato con molte ore di straordinario (di fatto diventa orario normale);

4)     la delega sul   lavoro - art. 4 - a  chiamata, è quello coordinato - Co.Co.Co.,  ecc.;

5)     la certificazione - art. 5 - della tipologia del lavoro;

6)     che le normative riguardano solo il lavoro privato - art. 6 -,  non il pubblico impiego. Quindi si regredisce rispetto al processo di unificazione della normativa per tutto il lavoro dipendente sia esso privato che pubblico.

Inoltre, il Governo ed il centrodestra,  hanno respinto alcune importanti proposte presentate da senatori del centrosinistra, fra le quali, quelle riguardanti le norme sulle RSU,  la democrazia sindacale nella contrattazione; la sicurezza sul lavoro ed altri.

Particolarmente grave, riteniamo, la dichiarazione prima del voto, a nome del Governo, del Sottosegretario Sacconi sulla Rappresentanza sindacale e la contrattazione. Esso ha negato  che debbano esistere norme di legge in materia, questo oltre tutto malgrado la positiva esperienza di questi cinque anni - dopo l'adozione di una apposita legge - nel "pubblico impiego". Ora si sta cercando di modificare queste norme durante l'esame in corso alla Camera dei Deputati.

Il Governo continua nell'attacco ai diritti dei lavoratori mentre non ha fatto, e non sta facendo  nulla per affrontare i problemi veri dell'economia del Paese: dell'innovazione, della ricerca, delle nuove produzioni, come è drammaticamente dimostrato dalla crisi della Fiat - la più grande azienda italiana -:  si parla di 7-10 mila lavoratori in esubero.

L'irresponsabilità dell'atteggiamento del Governo sulla situazione economica del Paese, è dimostrata  dalle nuove modifiche apportate e approvate, l'8 ottobre,  al documento di programmazione economica e finanziaria. Esso prevedeva, nel luglio 2001, che il prodotto interno (PIL)  nel 2002 sarebbe aumentato del 3,1%; in aprile, del 2002,  lo ha abbassato al più 2,3%, nel luglio del 2002 a più 1,3%; ieri allo 0,6%. Dopo l'apertura della crisi Fiat, probabilmente, a fine anno, non è detto che  ci troveremo di fronte  allo "zero virgola niente per cento"!

Non è certamente un caso, che in queste settimane, le diverse parti economiche e sociali, insorgono contro la Finanziaria, ma di essa parleremo nel prossimo numero.

MartesanaDue - ottobre 2002

 

 

STASI PRODUTTIVA DISAVANZO A 34 MILIARDI SALE L’INFLAZIONE AL 2,4%

 

L’attività parlamentare è ripresa, dopo la pausa estiva, e si trova ad affrontare tre pesanti novità:  la stasi produttiva (su base annua l'aumento è inferiore allo 0,80%); il disavanzo dello stato ha superato i 34 miliardi di Euro (oltre 65 mila miliardi di lire); mentre i prezzi continuano ad aumentare e l’inflazione media ha raggiunto un + 2,4%. Dati che dimostrano che le cifre contenute nel DPEF presentato dal Ministro Tremonti (documento di programmazione economica 2003-2006, approvato a luglio), meno di due mesi fa,  erano semplicemente false. Infatti, nel DPEF si prevedeva una inflazione all’1,4% e il deficit di poco superiore ai 10 miliardi di euro.

Il centrodestra, il Governo, stanno riportando il Paese al passato – al grande deficit – ed intendono farlo pagare ai lavoratori, sul piano del minor potere d’acquisto dei salari e stipendi, perché i rinnovi contrattuali dovrebbero essere rivalutati solo dell’1,4 % , cifra notevolmente inferiore all’inflazione reale.

E con questo preoccupante andamento dell’economia, la Camera dei Deputati, anziché occuparsi di definire le strategie di sviluppo economico-produttive, di rendere più efficiente lo stato sociale, viene costretta, da questo Governo, ad occuparsi di “leggi vergogna” che riguardano il Cavaliere e i suoi amici. Cioè dare priorità alle leggi sul “legittimo sospetto” (cioè le leggi “ad personam” che riguardano i processi di Berlusconi e Previti) e delle “norme farsa” come quelle contenute nella legge del Governo sul conflitto d’intereressi, perché – tanto per fare un esempio – questa legge, renderebbe incompatibile, con responsabilità di governo, Galliani perché presidente del Milan, ma non Berlusconi che ne è il padrone, come di Mediaset e di tante altre cose.

Contro queste leggi, ed altre, ci siamo battuti in Senato fino al 2 agosto, quando il Governo – perché aveva fretta di andare in ferie – ha posto la fiducia per fare approvare la “privatizzazione del CONI” (come per i beni culturali) ed altre misure. Come la cosiddetta legge Cirami, che consente a Berlusconi e soci di chiedere il trasferimento dei processi da Milano ad altre sedi, elevando la possibilità della prescrizione dei reati. Ora queste leggi sono all’esame della Camera dei deputati.

Mentre per il Senato, arriva in aula la legge delega sul lavoro, quella che mette in discussione i diritti dei lavoratori, a partire dalle modifiche dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori sulla giusta causa nei licenziamenti.

Inoltre c’è chi pensa, come il ministro Sirchia, di smantellare la sanità pubblica, e riportarci indietro, ritornando alle Mutue, oppure come Tremonti di smantellare il sistema pensionistico, tagliando i contributi previdenziali. E l'anno scolastico è iniziato nella confusione grazie alla Ministra Moratti.

Come è evidente siamo ad un passaggio difficile per la difesa dei diritti affinché siano garantiti i diritti previsti dalla Costituzione, quali la tutela della salute, una vecchiaia serena, l’istruzione per tutti.

Come abbiamo fatto negli scorsi mesi, opereremo con l’apporto attivo di tutti per sviluppare nel Paese un grande movimento che difenda questi sacrosanti diritti e rapporteremo la nostra iniziativa parlamentare con l’iniziativa dei lavoratori e dei cittadini.

 

MartesanaDue - settembre 2002

 

 

BENI CULTURALI A RISCHIO, CONFLITTO D'INTERESSI, IMMIGRAZIONE

Ogni giorno, il Governo Berlusconi, se ne inventa una e mette in pericolo un pezzo pregiato del nostro Paese.

L'ultima, in ordine di tempo, è il decreto legge "salva decifit" (per coprire il "buco", creato da Tremonti), approvato dai Senatori del centrodestra, con il quale fra una molteplicità di misure, vengono costituite due nuove società: la "Infrastrutture S.p.A." e la "Patrimonio S.p.A.". Attraverso  le stesse il governo intende finanziare la realizzazione delle opere pubbliche (quelle illustrate con  pennarello e carte geografiche, da Berlusconi in tv): si torna al passato alla vecchia Gepi.

In altre parole hanno inventato la "Patrimonio S.p.A." ; alla quale trasferire tutti i beni dello Stato: dal Colosseo alle spiagge, dalla Fontana di Trevi, dal Castello Sforzesco, ai fiumi, i beni demaniali. Cioè i beni patrimoniali, la ricchezza, di tutti gli italiani, per un valore di circa 2 milioni di Euro (pari a 4 milioni di miliardi di vecchie lire), vengono trasferiti a questa Società per azioni che, su decisione del solo Ministro Tremonti (il nuovo Re Sole) può trasferirli alla "Infrastrutture S.p.A.", la quale - a sua volta - può costituire "società miste con privati". In altre parole vendere ai privati beni dello Stato (artistici, demaniali, culturali, ecc.) per pagare, con i ricavati, opere infrastrutturali, e così mascherare il "deficit" ulteriore che si può determinare nel bilancio dello Stato.

Settimane di confronto, ampia documentazione, argomentate analisi, molteplici proposte di modifica avanzate del centro sinistra tutte respinte da Governo e centro destra. Sordi anche alle proteste del mondo della cultura, dai comuni, e persino dal Sottosegretario On. Sgarbi che, per questo, è stato cacciato dal governo.

Il Presidente della Repubblica Ciampi - a fronte dei contenuti della legge - ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi con la quale ha richiesto al Governo di adottare provvedimenti affinché:

1)     "il conto consuntivo, economico e patrimoniale della Patrimonio dello Stato S.p.A. venga allegato annualmente al rendiconto generale dello Stato … e la Corte dei Conti riferisca al Parlamento sullo stesso … ";

2)     "il CIPE  valuti le scelte dei beni … con il rigoroso rispetto dei valori che attengono alle finalità dei beni pubblici, alla luce dei principi costituzionali che riguardano la tutela dei predetti beni culturali ed ambientali, che costituiscono identità e patrimonio comune di tutto il Paese …;

3)     "il Governo traduca tempestivamente in disposizioni operative … le esigenze di assicurare particolari garanzie per la gestione di tutti i beni di interesse culturale e ambientale …".

Quanto proposta dal Presidente Ciampi, è stato tradotto - dai senatori dell'Ulivo - in emendamento alla Legge sulle infrastrutture, ma il governo unitamente alla destra si è opposto all'approvazione anche della stessa, quindi ostinatamente hanno respinto anche la richiesta di Ciampi, mettendo così a rischio il patrimonio artistico che costituisce l'identità culturale del nostro Paese e dell'Europa.

Questo, più di ogni nostro commento, la dice lunga su quale senso dello Stato hanno coloro che oggi governano l'Italia.

Analogo atteggiamento di chiusura, governo e centro destra, continuano da settimane ad avere nel confronto in corso sul conflitto d'interessi. Siamo all'assurdo: le modifiche introdotte in Senato, dalla destra, peggiorano il contenuto della legge, approvata dalla Camera. Infatti, ora sono incompatibili - perché portatori di conflitto di interesse - le persone con responsabilità di dirigente d'azienda se diventano - Consigliere comunale, provinciale, regionale, Deputato, Senatore o Ministro - ma non lo è se si è proprietari della stessa azienda. Ad esempio,  come ho sottolineato nel mio intervento in Aula, è incompatibile al ruolo di Ministro un dirigente di Mediaset ma non il padrone della stessa, cioè Silvio Berlusconi, che è solamente Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri.

Ma questo atteggiamento - poiché discutiamo più leggi contemporaneamente - lo hanno sulla Legge relative all'immigrazione, come sul lavoro. Da un lato vogliono imporre agli immigrati la rilevazione delle impronte digitali, ma contemporaneamente, respingono l'emendamento di regolarizzare quelli che lavorano nelle fabbriche ma in nero (lavoro irregolare), perché così continuano a  guadagnarci i datori di lavoro!

Come non bastasse, hanno fatto finta di stralciare dalla "legge-delega sul lavoro" l'art. 18 - giusta causa nei licenziamenti - ma, nei fatti, hanno costruito una legge parallela che contiene 4 articoli: modifica all'art. 18, riforma degli ammortizzatori sociali, arbitrato obbligatorio, certificazione dei contratti.

Se non è zuppa è pan bagnato. Poiché abbinano la riforma degli ammortizzatori sociali con la rimessa in discussione della giusta causa nei licenziamenti: dalla padella alla brace.  Pur tra molte difficoltà, la disinformazione televisiva, la battaglia parlamentare per la tutela dei diritti degli italiani, e la salvaguardia del patrimonio del nostro Paese continua.

Come è evidente, da quanto sopra,  si tratta di  un'estate veramente calda, quella che stiamo vivendo in Parlamento, non tanto o solo per il clima afoso.

 

                                      

MartesanaDue - luglio/agosto 2002

 

 

 

VOTI DI FIDUCIA: PER COLPIRE I DIRITTI

DEI LAVORATORI E L'AUTONOMIA DEI COMUNI

Il Governo Berlusconi, nei primi 10 mesi di vita, ha usato ben 4 volte la richiesta di "voto di fiducia", quale strumento di pressione e vincolo nei confronti dei parlamentari del centrodestra, per imporre l'approvazione di leggi che colpiscono i diritti dei lavoratori, l'autonomia dei comuni in materia di opere pubbliche, e delle regioni sulla sanità.

Questi i precedenti:

3 AGOSTO 2001, SENATO: voto di fiducia, sulla "legge Lunardi", una delega al governo riguardante le opere pubbliche, con la quale si sottrae i poteri dei comuni in materia urbanistica e ambientale, relativamente alle grandi opere pubbliche, sul loro territorio;

 25 OTTOBRE 2001, CAMERA: voto di fiducia, sul decreto legge relativo all'introduzione dell'euro, nel quale però il governo ha inserito lo "scudo fiscale", con un condono per coloro che hanno esportato illegalmente i capitali all'estero e li fanno rientrare in Italia;

15 NOVEMBRE 2000, CAMERA: voto di fiducia, sul decreto riguardante la spesa sanitaria, con il quale si introducono limitazioni all'autonomia delle regioni, si va alla reintroduzione dei ticket e si escludono, dai LEA, le visite medico sportive;

17 APRILE 2000, CAMERA: voto di fiducia, per nuovamente approvare, attraverso un decreto legge la proroga dello "scudo fiscale" e sul "lavoro nero"; e, attraverso un emendamento, portare un nuovo attacco ai diritti dei lavoratori e nuovi condoni alle imprese, che hanno violato le leggi (questo, a sole 24 ore dallo sciopero generale).

Infatti, con questa norma introdotta di soppiatto, si stabilisce che alle aziende che concordando con il Sindaco (che, oltretutto, non è materia di sua competenza) l'emersione dal “lavoro nero”, si cancellano l'evasione fiscale, previdenziale, contrattuale ed anche le violazioni urbanistico-edilizie, contemporaneamente, si prevede la non applicazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori (salvo l'art. 18) ed i contratti di lavoro per i successivi tre anni.

Non solo, ma i lavoratori dovranno sottoscrivere una dichiarazione di conciliazione, con la quale rinunciano a richiedere i loro diritti (salario, contributi, ecc.) per il passato. In altre parole, tutto condonato a chi, violando le leggi ha costruito abusivamente un’azienda ed ha fatto “lavorare in nero”, realizzando una concorrenza sleale, agli altri imprenditori; mentre ai lavoratori si impone di rinunciare a tutto e pagarsi i pregressi contributi per la pensione, nonché, per tre anni, essere privati dalla tutela dei loro diritti.

Al di là di quel che si dice e si cerca di far credere i dati, resi pubblici, in questi giorni dall’INPS indicano che, nel 2001, è nella Regione Lombardia che gli Ispettori dell'INPS hanno trovato la più alta quota di aziende con lavoratori irregolari. Questo sulle 78.254 imprese trovate irregolari con 122.126 lavoratori in nero, e un’evasione di 750 milioni di Euro di contributi previdenziali.

Non solo la Lombardia ha, anche, un altro primato: è la Regione con la maggior quota di capitali, irregolarmente portati all’estero e che sono rientrati usando  lo “scudo fiscale” – l’altro punto del decreto approvato -. Infatti, dei 9.535 miliardi di Euro rientrati, fino a febbraio (la quota maggiore dalla Svizzera), dopo che erano stati riciclati o esportati illegalmente, ben il 70% dei rimpatri è in Lombardia.

Questi dati, più e meglio delle nostre parole, indicano a favore di chi sono le leggi, le misure e la politica del governo Berlusconi e della destra!

Ma un altro esempio, rende ancor più eloquente questa politica. In Commissione Lavoro del Senato, su proposta dei senatori della destra e con l’appoggio del governo, è stato approvato un emendamento, all’art. 1 della Delega sul lavoro, con il quale si modifica la legge che regola gli appalti pubblici. In particolare, con esso,  si sopprime l’obbligo - nelle le gare d’appalto – per le aziende vincitrici, di rispettare i contratti di lavoro, le norme previdenziali e sulla sicurezza del lavoro.

Anche in questo caso, è bene sempre ricordarlo, la Lombardia è la regione d'Italia con la più alta quota di infortuni sul lavoro (sono 900.000 all’anno in Italia) e di quelli mortali. Non solo, in Lombardia gli infortuni sul lavoro sono percentualmente più del doppio di quelli che accadono in Germania.

Benché Berlusconi, insultando chi lavora, abbia affermato che i milioni di italiani che, si sono fermati il 16 aprile, non sanno perché scioperano, i lavoratori conoscono per esperienza diretta, sulla propria pelle, i fatti sopra riportati ed il carattere demolitorio dei diritti dei lavoratori e dello stato sociale, contenuti nelle deleghe del governo. Per questo hanno scioperato compatti e manifestato unitariamente in tutta Italia.

La loro determinazione e combattività, che abbiamo colto partecipando ai cortei e manifestazioni, ci aiuta nel nostro operare, in Parlamento, nella difficile battaglia che si sta conducendo, da parte dei parlamentari del centrosinistra in sintonia coi lavoratori, per difendere lo Statuto dei lavoratori ed estendere le tutele ed i diritti, da esso previsti, ai nuovi lavori, ai giovani a partire dai cosiddetti collaboratori continuativi, lavori atipici.

MartesanaDue - maggio 2002

 

 

MILIONI MANIFESTANO PACIFICAMENTE PER LE VIE DI ROMA

IL GOVERNO CONTINUA A RICHIEDERE DELEGHE ANTISOCIALI

 

Il Senato ha ripreso i suoi lavori, il 26 marzo, con una discussione - posta in apertura di seduta di ai rappresentanti dei gruppi Parlamentari del centro sinistra – sulle gravi, ripetute ed irresponsabili  dichiarazioni dei Ministri Bossi, Martino e del Sottosegretario Sacconi, che hanno giudicato "antidemocratica e collaterale al terrorismo"  la piu' grande, imponente e pacifica manifestazione di milioni di italiani – nonni, padri, figli e nipoti – dell'Italia democratica, svoltasi a Roma, contro le politiche antisociali del governo Berlusconi – Bossi – Fini.

Sono state, queste,  ore di sofferenza, per chi scrive, a fronte dell'atteggiamento irresponsabile di componenti del governo e della maggioranza di centro destra i quali, invece di rivedere le loro proposte, che mettono in discussione  le conquiste di decenni di lotta e gli assi portanti del diritto del lavoro e dello stato sociale, tentano di mascherare questo loro comportamento accusando l'opposizione e le manifestazioni sindacali di essere la causa degli attentati terroristici.

Mai – nei trascorsi cinquantasette anni dalla riconquista della democrazia, con la lotta partigiana e la liberazione dal nazifascismo – si era giunti ad un simile ed irresponsabile atteggiamento di delegittimazione del ruolo e funzione democratica e di rappresentanza sociale del sindacato e della protesta del mondo del lavoro.

Un'offesa questa,  anche alla memoria dei caduti – o colpiti – dalla ferocia e barbarie delle Brigate Rosse. Penso in particolare a coloro che, per anni,  ho frequentato e con i quali ho operato (nelle mie varie responsabilita' in Cgil, al Ministero del Lavoro, in Parlamento): da Guido Rossa a Gino Giugni, Ezio Tarantelli, Roberto Ruffilli, Massimo D'Antona e Marco Biagi.

Quale abisso,  passa,  fra la sincerita' dei rapporti, l'umana solidarieta' che si leggeva nel viso e nei colloqui che, ognuno dei partecipanti, ha vissuto durante la manifestazione, di sabato 23 marzo, lungo le vie di Roma e nell'Anfiteatro del Circo Massimo, rispetto all'ipocrisia delle parole e atteggiamenti di vari rappresentanti del centro destra nell'Aula parlamentare. La mia sofferenza e'  comune a quella dei molti militanti e dirigenti politico – sindacali,  che da decenni e decenni da un lato,  promuovono l'azione e l'iniziativa per l'emancipazione e  il riscatto del lavoro, da sanzionarsi in diritti sociali come diritti di cittadinanza,  e dall'altro conducono, contemporaneamente,  la lotta al terrorismo e alla violenza, consapevoli che essi sono i nemici, in primo luogo, del lavoro e della democrazia.

Quanto sopra rende piu' chiaro,  a tutti, perche', con questo governo sia cosi' difficile, per il movimento sindacale, avviare una trattativa che porti a migliorare le condizioni di lavoro e di tutela dei diritti dei lavoratori e non a cancellare le conquiste degli ultimi trent'anni.

E' in questo contesto che, contemporaneamente, il Governo continua imperterrito sulla strada di esautoramento del Parlamento dalla sua fondamentale competenza – quella legislativa – attraverso l'inserimento di "deleghe al Governo "  nelle piu' svariate leggi che giungono all'esame del Parlamento.

Ad esempio, mentre scriviamo, all'esame dell'Aula del Senato vi sono quattro provvedimenti: tre decreti legge, ed una proposta di legge con inserite varie "deleghe al Governo"

 

SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA: Si tratta della legge che – annualmente – provvede alla semplificazione amministrativa con l'obiettivo di sburocratizzare le Pubbliche Amministrazioni e rendere meno difficili i rapporti, ed il disbrigo delle pratiche, dei cittadini nei Comuni, Provincie, Regioni e Stato.

Il Governo, con la solita "furbata"  ha inserito, all'articolo 3, una "delega a se stesso" per ridefinire un "testo unico in materia di sicurezza sul lavoro".  Come ogni elettore, ben comprende, una materia – quella delle problematiche della sicurezza sul lavoro – che  nulla ha che vedere con la semplificazione amministrativa.

Ma il Governo – la maggioranza di destra – fa il solito colpo di mano,  intende  depenalizzare  il non rispetto, la violazione, delle regole sulla sicurezza del lavoro che oltre tutto sono la causa, ogni anno, di oltre novecento mila infortuni sul lavoro, circa duemila dei quali mortali, e quarantamila che determinano un'invalidita' permanente.

Il Governo, la destra, fa tutto questo senza aver nemmeno sentito, preventivamente, il sindacato, l'Anmil  (l'organizzazione degli invalidi sul lavoro), e l'Inail. Nonche', hanno respinto l'emendamento, presentato dai senatori del centro sinistra, con il quale si ponevano dei punti fermi in materia di sicurezza del lavoro e di responsabilita', anche penale, dei titolari delle imprese.

Ora la legge passa all'esame della Camera dei Deputati, la lotta per la sicurezza del lavoro continua.

 

LAVORO NERO, SCUDO FISCALE: Il Governo, dopo che negli scorsi mesi aveva respinto ogni proposta migliorativa, avanzata dai parlamentari dell'opposizione, a sei mesi dall'approvazione della legge sullo scudo fiscale (rientro dei capitali illecitamente portati all'estero) e sull'emersione del lavoro nero, con un decreto propone una proroga (con tanti condoni per  coloro che si comportano scorrettamente, evadono il fisco, non rispettano i contratti di lavoro, e cosi' via).

La cosa piu' scandalosa, in particolare per il lavoro sommerso, e' il fallimento delle misure adottate dal Governo – su direttiva della Confindustria -. Infatti, su oltre cinque milione di lavoratori in "nero" che lavorano alle dipendenze di centinaia di migliaia di aziende, hanno fatto la domanda per la regolarizzazione – in questi sei mesi – solo 143 aziende  che occupano 432 lavoratori. E pensare che il Ministro Tremonti, durante la discussione della legge lo scorso ottobre, affermo' che in sei mesi sarebbero emersi dal lavoro nero e irregolare fra i novecento  mila e il milione di lavoratori.

Ma malgrado cio', hanno tentato attraverso il relatore, di introdurre anche, in questo decreto legge di proroga,  una modifica all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sulla giusta causa nei licenziamenti.

 La manifestazione di sabato li ha consigliati a ritirarlo.

Propongono pero' di inserire, attraverso un altro emendamento,  una norma che affida ai Sindaci il compito di accogliere le domande di emersione dal nero con contemporaneo condono – per le aziende – di  tutte le violazioni di legge (edilizie, ambientali, sicurezza del lavoro, fiscali, contributive, ecc.), mentre i lavoratori devono sottoscrivere un atto di conciliazione che prevede la rinuncia ad ogni richiesta riguardante il non rispetto della retribuzione, dei contratti, della previdenza e cosi' via. Ogni commento ci sembra superfluo, poiche' ognuno e' in grado di valutare la gravita' dei comportamenti di questo  Governo – Berlusconi, Bossi, Fini, e della maggioranza di centro destra nei confronti dei piu' deboli, dei lavoratori, in primo luogo di quelli non tutelati.

Martesanadue, aprile  2002

 

 

LEGGE FARSA SUL CONFLITTO D'INTERESSI PROSEGUE L'ATTACCO AI DIRITTI SOCIALI

 

Mentre scriviamo queste note prosegue, sia alla Camera dei Deputati ed al Senato, un ampio confronto fra centrosinistra e centrodestra su un insieme di leggi delega, che colpiscono i diritti sociali e del lavoro dei cittadini e la "legge farsa" sul conflitto d'interessi.

Come abbiamo gia' avuto occasione di sottolineare, i cittadini non vengono correttamente informati, dai media, sui reali e complessi contenuti di questa marea di deleghe al Governo. Un mondo di legiferare, imposto dal Governo e dalla destra che, oltre a esautorare il Parlamento della sua principale  funzione, porta anche ad approvare leggi con errori. Basti pensare che quella "sull'emersione del lavoro nero", in 6 mesi,  e' gia' stata modificata e corretta 4 volte.

Tentiamo di dare, in sintesi, un quadro complessivo alla luce dei confronti e novita'  del mese di febbraio.

- LEGGI DELEGA: mentre nel Paese si sviluppano scioperi, proteste  per modificarle esse  da 9  sono  diventate 11, poiche' a quelle su: lavoro, previdenza, fisco, ambiente, imprese, ricerca, infrastrutture, pubblica amministrazione, agricoltura ed Enti locali, il Governo ha aggiunto quelle sulla scuola e sanita'. Una valanga di norme, riguardanti - come si rileva dai soli titoli - i principi fondanti dell'insieme dei diritti civili, sociali e del lavoro, che si delega il Governo a cambiare a suon di Decreti legislativi,  successive modifiche e "testi unici".

L'esame delle varie proposte di legge e' ancora nelle Commissioni, ad eccezione di quella sull'ambiente che approvata dalla Camera e ora in Commissione al Senato.

Per cambiarle radicalmente - cancellando, stralciando gli aspetti piu' negativi, come quelli sui licenziamenti e la previdenza - sono stati presentati migliaia di emendamenti in Parlamento, mentre in tutta Italia si sciopera e il 23 marzo si manifesta a Roma.

- LEGGE COMUNITARIA 2001:  dopo mesi di confronti, e ben 4 passaggi fra Camera e Senato, e' stata definitivamente approvata la legge "comunitaria 2001" che in 56 articoli ha recepito altrettante direttive della Comunita' Europea. In questo modo, l'insieme di queste norme europee sono diventate  leggi anche per l'Italia. Molteplici sono le materie trattate, fra le tante anche la regolazione - fra le parti sociali - degli orari e delle  prestazioni del par-time.

- IMMIGRAZIONE: dopo un confronto durato due settimane, in Aula al Senato, la maggioranza di centrodestra ha approvato una proposta di legge governativa (Bossi-Fini) sull'immigrazione che contiene norme "razziste" e l'uso improprio della Marina militare, contro le navi che portano immigrati clandestini. La destra ha respinto le centinaia di proposte di modifica presentate dai senatori del centrosinistra, da quella riguardante l'ospitalita' per cura  dei bambini di Cernobyl, a quella sul "diritto di voto nelle elezioni comunali" per gli immigrati in regola e residenti in Italia da almeno 5 anni.

L'unico cambiamento introdotto riguarda la possibilita' di regolarizzare gli immigrati che "lavorano in nero" presso le famiglie per assistere anziani, disabili  non autosufficienti e le colf.

- SCUDO FISCALE: il Governo, con un Decreto, ha prorogato la possibilita' di riportare in Italia i capitali dall'estero, versando una tassa del 2,5%, estendendo vergognosamente il condono, di fatto, anche ad altri reati oltre all'evasione fiscale. 

- DEMANIO: e' stata approvato, ed ora e' legge, un emendamento proposto dai senatori al Decreto legge, sulle accise sui prodotti petroliferi, che cancella il condono sugli abusi edilizi attuati sui terreni di proprieta' del Demanio. Una vergogna che il centrodestra aveva inserito, lo scorso dicembre, nella legge Finanziaria. Esso prevedeva che chi aveva costruito abusivamente ed illegalmente  degli stabili su terreni di proprieta' del Demanio (lo Stato) come le spiagge, coste, ecc., non solo venivano condonati i reati, ma gli stessi potevano anche acquistare, a basso prezzo,  il terreno dal Demanio: in altre parole, chi ha violato  la legge e' condonato e premiato (arricchito).

I senatori aprirono immediatamente il confronto, chiedendone la sua soppressione a dicembre, che ora, dopo mesi di battaglia parlamentare, si e' positivamente conclusa con la norma "in materia di trasferimento dei beni demaniali" che stabilisce: "L'articolo 71 della Legge 28/12/2001, n. 48, e' abrogato. Sono privi di effetto tutti gli atti eventualmente adottati in applicazione dell'art. 71…".

-  CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA: i senatori del centrodestra, malgrado la forte opposizione e controproposte dei parlamentari de L'Ulivo, ha approvato una proposta di legge (ora all'esame della Camera) che modifica la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura.  Il  C.S.M.,  e' l'organo di autogoverno della Magistratura che ne assicura l'autonomia. Con questa legge si riduce il numero dei componenti (rendendone cosi' piu' difficile l'attivita'), le modalita' di elezione e di funzionamento.

Un attacco alla Magistratura ed alla sua autonomia ingiustificata. Forti e giustificati sono state le proteste, a partire da quelle, all'apertura dell'anno giudiziario.

-  CONFLITTO D'INTERESSI: contrariamente agli impegni assunti in campagna elettorale dall'On. Berlusconi, di risolvere, con precise norme e regole, il conflitto d'interessi entro i primi 100 giorni, ora, alla Camera dei Deputati, si e' alla proposta di legge  Frattini, una farsa di finte regole.

Dopo piu'  settimane di confronti, nella Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il centrodestra, non solo ha respinto tutte le proposte di legge presentate dall'opposizione (che contenevano  norme simili a quelle in vigore negli USA), ma anche le proposte avanzate  dell'ex Presidente della Corte Costituzionale, Prof. Caianiello.

I deputati della destra non solo hanno respinto tutte le altre proposte di legge e gli emendamenti di modifica, alla loro, avanzate proposte dall'Ulivo. Ma, contemporaneamente  ne hanno avanzato delle  loro peggiorative e nel senso di restringerne  la  validita' ai soli componenti del  governo, escludendo i sindaci e gli amministratori locali.

Una legge farsa, i "controllati" nominerebbero loro stessi i "controllori", non avrebbe nessun effetto su proprieta'  e conflitto d'interessi (basti pensare agli interventi sulle nomine RAI,  da parte di chi e' proprietario di Mediaset), ma si arriverebbe invece (e' una delle ipotesi) l'incompatibilita' fra essere Presidente del Consiglio dei Ministri e contemporaneamente di una squadra di calcio (il Milan), ma non vi e' conflitto essere proprietari di televisioni, assicurazioni e cosi' via.

A fronte di tale atteggiamento della destra, i deputati de  L'Ulivo hanno abbandonato - al momento del voto - le Commissioni parlamentari.

Ora - mentre terminiamo l'articolo - la legge e' in discussione in Aula a Montecitorio, la battaglia prosegue, in Parlamento e nel Paese.

La legalita', la definizione ed il rispetto delle regole, e' il presupposto e la base della democrazia.

 

MartesanaDue - marzo 2002

 

 

 

IL GOVERNO ATTACCA LAVORO E PREVIDENZA SOCIALE

 

In queste prime settimane del 2002, la ripresa dell'attivita' parlamentare e' segnata dall'esame, in Senato, della legge delega sul lavoro, una delle 7 leggi collegare alla Finanziaria 2002-2004: lavoro, previdenza, fisco, ambiente, industria, infrastrutture e pubblica amministrazione. I contenuti di queste leggi, con le numerose, molteplici e ripetute deleghe al Governo, previste dai vari articoli non sono ancora conosciute non solo all'opinione pubblica, ma anche dalle forze democratiche e di sinistra.

Questo metodo di legiferare del centro-destra oltre a essere grave nei suoi contenuti (rogatorie internazionali, falso in bilancio, "scudo fiscale", meno tasse per i ricchi  piu' tasse per i deboli, ecc.) svuota il Parlamento di ruolo attraverso i decreti legge e le leggi delega. Infatti la maggioranza di centro destra concede al governo la delega per approvare e fare entrare in vigore leggi sulle quali, come avviene con i decreti legislativi, il Parlamento puo' esprimere, attraverso le Commissioni, solo pareri consultivi e non vincolanti. Un modo distorto di intendere le funzioni e ruoli dei diversi organi costituzionali. Un aspetto estremamente grave, e' rappresentato poi dalla genericita' delle diverse deleghe rilasciate al governo per definire nuove normative sui singoli articoli delle leggi collegate.

Ad esempio, in quella sul lavoro, l'aspetto grave, e contro il quale si sciopera, e' quello contenuto nell'art. 10 che rimette in discussione la giusta causa nei licenziamenti (art. 18 dello statuto dei lavoratori). Ma questo e' solo un aspetto. Infatti, gia' a partire dal primo articolo, si prevedono piu' deleghe per demolire la riforma del Collocamento – approvata 3 anni fa e in fase di attuazione – non solo per favorire il collocamento privato, eliminare il divieto di intermediazione di manodopera, ma per giungere al mutamento dei tipi di rapporto di lavoro.

Si propone "l'autorizzazione (ai privati) alla somministrazione di manodopera", cioe' si dipende da un'agenzia, ma si va a lavorare e si viene diretti da un'altra azienda, e non vi e' piu' nemmeno la garanzia della parita' di trattamenti economici. Si prevede anche che il governo puo' modificare le norme definite nei contratti nazionali. Cio' in aperta violazione della Costituzione sul ruolo dei sindacati. Questa norma fa pendant con quella che prevede la stipula dei contratti da parte di "associazioni comparativamente rappresentative". Cioe' la premessa per sanzionare "accordi separati" firmati da associazioni minoritarie.

Lo stesso vale per quanto concerne la delega sulla previdenza: un colpo al cuore del sistema previdenziale pubblico. Quando si prevede di ridurre i contributi versati dalle aziende del 3-5%, per i nuovi assunti, significa privare le nuove generazioni di pensioni adeguate. Esse verranno calcolate con il sistema contributivo, quindi in base ai contributi versati: conseguentemente molto inferiore al 50%. Contemporaneamente si determinera' uno squilibrio finanziario degli enti previdenziali, e non vi saranno i fondi per erogare le attuali pensioni.

Hanno dunque grande valore le assemblee con sciopero promosse unitariamente dai sindacati, non solo per organizzare le astensioni dal lavoro con manifestazioni contro le deleghe governative e per i contratti di lavoro. Ma per prepararsi a una lotta di lunga durata se il governo non cambia o non ritira le deleghe: sia nella fase di discussione parlamentare, che in quella di predisposizione dei decreti legislativi.

Decisivo, per arrestare questo processo di demolizione dei diritti dei lavoratori e dello stato sociale, e' il raccordo fra gli scioperi, le lotte sociali unitarie nel paese e l'iniziativa legislativa in Parlamento.

 

MartesanaDue - febbraio 2002