www.ilponte.it

chiesa di santa maria rossa 

La chiesa di Santa Maria Rossa in Crescenzago si trova in via Berra 11 ed era originariamente l’abbazia di un complesso fondato dai Canonici Lateranensi nel 1140, intorno al quale si era raggruppato il nucleo primitivo del borgo medievale chiamato, appunto, Crescenzago. L’abbazia decadde nel ‘500 e fu in seguito ripresa e ristrutturata.

La chiesa è in stile romanico lombardo: ha muri solidi in mattoni rossi, i profili decorati con archetti ciechi e le finestre con il tipico taglio obliquo chiamato “strombatura”. La facciata è stata rifatta, ma ha mantenuto il disegno originale anche nei tre mosaici sopra i portali. L’interno è a tre navate, cioè risulta diviso per la lunghezza da otto pilastri, quattro dei quali in mattoni; nell’abside dietro l’altare c’è un affresco trecentesco che raffigura il Redentore Benedicente. La volta è a crociera costolonata, così detta perché la struttura portante disegna delle croci rilevate dai mattoni; era coperta da dipinti settecenteschi, sotto i quali sono state trovate decorazioni geometriche e floreali, e più sotto ancora si è scoperto un ciclo medievale con le storie della Vergine raccontate nei Vangeli apocrifi (Annunciazione, Dormizione, Funerale e Assunzione). Questo soffitto “multistrato” testimonia bene i vari passaggi di ristrutturazione a cui è stata sottoposta la chiesa.

La prima cappella a sinistra fu consacrata nel 1503 a Santa Caterina d’Alessandria e fu abbellita da un trittico del Bergognone, un gruppo di tre tavole che raffigura le sante Agnese, Caterina e Cecilia, con inginocchiati in preghiera i committenti dell’opera. Ambrogio da Fossano detto il Bergognone (1453-1523) era uno dei migliori esponenti della pittura lombarda, noto per aver affrescato gran parte della Certosa di Pavia che all’epoca faceva sempre parte dei possedimenti di Milano, anzi era stata voluta proprio da Gian Galeazzo Visconti duca di Milano insieme alla possente fabbrica del Duomo.

Questo trittico appartiene alla tarda attività del Bergognone, dopo gli affreschi della Certosa, e rimane legato a uno stile più tradizionale: le sante sono raffigurate con le palme del martirio e con i loro attributi tipici, l’agnello per Agnese, la ruota dentata per Caterina d’Alessandria, la coroncina di fiori per Cecilia; e hanno aureole dorate alla maniera tardogotica.

Il dipinto fu rubato nel 1969 e recuperato fortunosamente nel 1971: per evitare altri furti fu tenuto in sagrestia, mentre al suo posto in cappella è ancora adesso esposta una copia. L’originale è stato poi trasportato al Museo Diocesano (corso di Porta Ticinese 95, di recente apertura) nella sezione quadri provenienti da chiese della diocesi, e per ribadirne la bellezza basta dire che è stato scelto per la copertina della guida ufficiale del museo.

Laura Andreozzi

MartesanaDue - maggio 2002