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L’attuale Stazione Centrale fu progettata da Ulisse Stacchini nel 1912 e inaugurata nel 1931. In realtà i lavori iniziarono solo nel 1927, accompagnati da mille polemiche: per costruirla si abbatté la stazione precedente che sorgeva a quasi un chilometro di distanza, spostamento dovuto non a questioni pratiche ma probabilmente solo a interessi fondiari; far convergere la maggior parte delle linee ferroviarie della città in un solo punto era vista come una soluzione disagevole, ma così voleva il regime per adattarsi a schemi tipologici tedeschi. Il
disegno del progetto originale fu modificato in sede di costruzione con
una sovrabbondante decorazione scultorea, ma la stazione non godette mai
del favore dei milanesi, tanto che qualcuno la definì un “incongruo
involucro di pietra”. Il
fabbricato è rivestito in pietra d’Aurisina e la facciata fu costruita
secondo una fusione di stile liberty e di tardoeclettismo. L’avancorpo
centrale è aperto da ampi varchi sia davanti che ai lati ed è ornato in
alto da due gruppi scultorei simbolici. Da questi varchi si accede a un
vestibolo ornato con quattro medaglioni di Giannino Castiglioni che
rappresentano il Lavoro, il
Commercio, la Scienza e l’Agricoltura. La
parete interna della galleria di testa, in pratica dove si trovano i
binari, è invece decorata da cinque pannelli in piastrelle di ceramica di
Basilio Cascella con vedute delle città di Milano, Torino, Firenze e
Roma. Fin
da quando fu costruita, la Stazione Centrale sembra destinata ad essere
sempre al centro di vivaci discussioni. A quelle sulla sua costruzione si
sono sostituite in primo luogo quelle sulla presenza dei senzatetto che
qui vengono a cercare un rifugio: i cittadini mal li tollerano, le
associazioni di volontariato cercano di aiutarli affittando locali da cui
poi il Comune provvede a sfrattarli. In secondo luogo quelle
sull’organizzazione della piazza: parcheggio sì o no, area verde,
monumenti postmoderni che abbruttiscono la visuale, giochi per bambini
fuori posto, ecc. (di queste polemiche si è ampiamente occupato il
MartesanaDue, specialmente nei numeri di marzo e maggio di quest’anno).
Terzo, sono le decisioni da prendere in merito a quantità e qualità
degli esercizi commerciali a tenere impegnati il Comune e il Consiglio di
Zona. Per
concludere è bene ricordare che, per quanto possa essere considerata
soggettivamente “bella “ o “brutta”, la Stazione Centrale è pur
sempre un monumento che testimonia un particolare periodo storico e
politico della nostra città. In quanto tale il modo migliore di
valorizzarla è solo quello di mantenere efficiente la sua funzione
pratica, di non lasciarne abbruttire l’estetica da smog e vandali, e di
non modificarla inutilmente. Niente di più, niente di meno. Laura AndreozziMartesanaDue - luglio/agosto 2002
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