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uno sguardo sulla città

 La difesa del diritto alla sanità 

ed il problema della democrazia a Palazzo Marino

 

Il centro sinistra milanese ha aperto il nuovo anno proponendo due grandi battaglie civili all’intera città: la difesa del diritto alla sanità ed il problema della democrazia a Palazzo Marino.

L’indiscriminata apertura al privato decisa dalla regione in campo sanitario ha fatto lievitare la spesa che è ormai fuori controllo. In conclusione: ora occorre introdurre i tickets, tagliare i posti letti, ridurre le attività ed i servizi, contenere i contributi alle case di riposo per gli anziani.

Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: sono gli strati più popolari e più bisognosi ad essere colpiti, la sanità da diritto per tutti rischia di diventare un bene accessibile a seconda del reddito, le classi popolari vedono erodere diritti che si sono conquistati con le loro lotte e spesso con i contributi che hanno pagato. Ma non diversa è la battaglia che si prepara a Palazzo Marino per la riforma dello Statuto del Comune di Milano.

Le proposte avanzate dalla maggioranza (il cui ispiratore è naturalmente il Sindaco Albertini) sono un insieme impressionante di norme volte a limitare le possibilità di espressione sia del Consiglio Comunale che dei cittadini.

Se queste proposte passassero il Comune di Milano diverrebbe il Comune meno democratico d’Italia.

Sanità e democrazia a Milano sembrano due problemi diversi, ma la logica è una sola. L’intenzione è quella di ridurre sempre di più la partecipazione dei cittadini in modo da avere mani libere per privatizzare tutto quello che è privatizzabile, cioè quello che ha un valore mercantile da cui si può ricavare utile.

Con la partecipazione democratica prevale l’interesse generale, l’interesse pubblico: senza partecipazione si lascia mano libera agli interessi privati.

Ecco il perché di due battaglie, sanità e democrazia, parallele e congiunte.

Sulla Sanità è partita una raccolta di firme per una petizione che consenta la ridiscussione dei tickets in consiglio regionale: è una campagna di massa che sta raccogliendo un grande consenso.

Ma non dobbiamo fermarci qui: solo nella città di Milano si prevede il taglio 700 posti letto nei grandi ospedali.

Ciò è reso possibile dalle rapide dismissioni degli ospedalizzati subito dopo l’intervento e la cura: ma dove e da chi sono assistiti gli ammalati che in pochi giorni devono uscire dagli ospedali? La diminuzione dei letti è possibile solo se vengono creati centri di riabilitazione, strutture intermedie, servizi domiciliari adeguati: in sintesi, non si devono chiudere posti letto prima che siano predisposte le attività sanitarie alternative.

 

Analogamente si deve ragionare per le ASL, le quali, secondo la legge regionale, devono dismettere tutti i loro servizi territoriali, perché è tolta loro la facoltà di gestire. Ma chi gestirà i consultori, gli ambulatori, i servizi per gli anziani, per i malati psichici, ecc.?

Proponiamo in proposito che la ASL soprassieda per almeno un anno all’alienazione per poter pensare ad una valida soluzione che non disperda e degradi un patrimonio importante di attività territoriali.

Anche per gli anziani i nuovi aumenti rischiano di comportare una diminuzione del contributo regionale alle RSA: il risultato è che aumenterà il contributo già troppo oneroso a carico delle famiglie, perché sarà molto difficile aumentare l’integrazione comunale.

Questi brevi accenni danno l’idea di che cosa ci aspetta, se non interveniamo massicciamente a cambiare questa politica ed a raddizzarla.

Si può innovare ed introdurre nuove soluzioni, ma non si può rinunciare a diritti fondamentali e non si può soprattutto eliminare strutture e servizi, prima di sapere e vedere che cosa li sostituisce.

Sono in programma un insieme di iniziative sulla sanità nella città di Milano, ma invitiamo tutti a mobilitarsi per un grande impegno comune. Un breve cenno allo Statuto Comunale.

Si è detto che le proposte della maggioranza sono limitative della democrazia. Ecco alcuni esempi:

-         pratica impossibilità di effettuare i referendum (occorreranno le firme del 10% degli elettori, circa 100mila persone, per proporre un referendum. E’ come se per un referendum nazionale per cui attualmente sono necessarie 500mila firme, se ne chiedesse 5 milioni);

-         sono eliminati i gruppi consiliari minoritari;

-         le nomine negli Enti e nella Società ora espresse dal Sindaco sulla base di candidature dei consiglieri e della società civile saranno fatte autonomamente dal Sindaco, tenendo conto anche delle candidature;

-         viene abolita l’udienza pubblica;

-         il diritto d’accesso agli atti non è più previsto per tutti i cittadini, ma solo per quelli che vi hanno “interesse” (giuridico);

-         le quote di partecipazione di minoranza in Spa comunali sono decise dalla Giunta e non più dal Consiglio.

 

Ben diverse e di segno opposto sono le proposte dell’opposizione che intendono affermare tre grandi assunti politici-democratici:

1)      Prefigurare la città metropolitana. Milano è troppo piccola per affrontare i grandi problemi che l’attraversano: che si tratti del traffico e della viabilità, delle infrastrutture, delle esondazioni dei fiumi, della casa, non c’è problema che possa essere affrontato se non al di sopra dei suoi confini ed in accordo coi comuni dell’area metropolitana. Occorre dunque con forza lavorare in questa prospettiva;

2)    Con le diverse riforme dell’Ente locale si sono dati ampi poteri al Sindaco ed alla Giunta e si sono limitati quelli del Consiglio. Ciò che manca, venendo meno anche le forme di controllo preesistenti, sono dei contrappesi che bilancino decisioni che spesso sono prive di ogni verifica. Il ruolo del Difensore Civico ed una o più Commissioni (ad esempio Bilancio e Istituzioni) con la presidenza della minoranza possono controbilanciare un eccesso di potere esclusivo.

3)    Sviluppare la partecipazione dei cittadini. In proposito è centrale la nostra proposta di realizzare le Municipalità che sostituiscono gli attuali Consigli di Zona, dando loro veri poteri comunali, rispetto al limitato ruolo attuale. Ciò consentirebbe un reale ritorno di interesse da parte dei cittadini. Ma tra le nostre proposte innovative vi è anche una sperimentazione di bilancio partecipato e l’avvio della partecipazione dei cittadini stranieri regolarmente residenti, in particolare attraverso una loro Consulta.

Sono temi che qualificano la nostra proposta politica per un comune realmente democratico, ma sono anche temi di una cultura politica che deve essere fatta propria da ciascuno di noi nella sua azione quotidiana.

Abbiamo davanti delle battaglie che sono giuste, che sono necessarie, che sono unitarie, perché condivise da tutta l’opposizione, dai consiglieri, dai partiti, dai movimenti.

E’ un’ occasione  forte e valida per ridare a Milano una speranza concreta di cambiamento.

 

Sandro Antoniazzi

MartesanaDue febbraio 2003